Wednesday, May 15, 2019

Lo specchio di ieri

Ieri sono stata nella casa dove Dúnia è stata bebè. Quel luogo che avevo lasciato, pensavo per sempre, che la mia primogenita era solo di un anno più grande di quanto è Alice ora.

Che effetto quella casa.
Che effetto vederci camminare, nella sua incerta sicurezza, questa bimba piccola nella foto, che qui spia il fratello mentre fa la cacca, nel piccolo bagno un tempo in disuso.


Che effetto quei piedini su quelle piastrelle, che ho liso a forza di andirivieni nel corridoio, la notte, cantando con Dúnia in braccio per farla addormentare, quando mi avevano convinto che le mie tette non andavano bene e non sapevano fare le magie che invece hanno imparato da quando è arrivato Iago.

Che effetto vedermi nello specchio, lo stesso che ho usato ogni giorno, fino a 11 anni e 2 figli fa.
Quando ci guardiamo, tutti i giorni, nello stesso riquadro, quasi non riusciamo a vederci invecchiare. Se invece torniamo a osservarci in uno specchio antico, non abbiamo mica bisogno di avvicinarci per notare le rughe. Sebbene abbia perso tutti i kg delle ultime due gravidanze, quella forma a pera di una donna più matura mi è saltata subito alla vista, come se su quello specchio ci fosse stata incisa una sagoma di una me differente e meno gobba e dolorante.

Non mi rammarico di nulla.
Vorrei solo che quelle due mamme che ho visto ieri nello specchio, così diverse per esperienze e desideri, si sedessero un attimo a scambiarsi punti di vista e a lasciarsi andare un po'.

Friday, May 10, 2019

Alla navigator

Questa è talmente vintage che non ha bisogno di filtri.

Me l'ha mandata stasera LaSilvia, dopo che le ho comunicato una notizia abbastanza triste. La mia Fiat Uno Hobbit verde bottiglia, targata FE, tettuccio con vassista, 3 porte, domani farà il suo ultimo viaggio verso il paradiso delle auto.
Qui ero alla guida, non ancora 23enne, non ancora partita per il mio presente iberico.
Con tappa culturale per vedere la mostra di Kandinsky, di cui entrambe conserviamo locandina, andavamo a diventare povere bevendo birra alla canapa al Rototom, che la mattina le ascelle sapevano odore di, quando ancora non c'erano nemmeno i negozietti che ora il capitone S. vuole chiudere.
Non c'era manco il Google Maps allora, con me la mia navigatrice perfetta e indomabile, con la voce anche più secsi, che se faccio una cappella, si fa più grossa. Anche ora, anche distanti 2000km, con vite diverse, continua a illuminarmi la via.
Ecco, pensavo di voler scrivere qualcosa in requiem della macchina che mi ha accompagnato in tante avventure, con quel volante che frullava quando a 140 superavo i camionisti che ci suonavano perché con il caldo si era un po' scosciate..
Invece no, scrivo questo pezzo in onore di un'anima incredibile, che ieri ha pure compiuto gli anni, chissà quanti in quante vite, per essere così saggia.
Grazie dolce navigatrice.

Friday, May 3, 2019

Rivoluzioni

Dal 25 aprile al 1 maggio sono stati giorni di rivoluzione e lotta anche per te, Alicina.
Giorni di sonnellini di pochi minuti, poi immensi ma soprattutto di lunghi pianti disperati i tuoi, di quelli che fanno i bimbi quando sono in corso le rivoluzioni.

In cui hai smesso di dare abbracci e baci solo a me e ai peluche, ora che abbracci dai anche al papà e che bacini hai dato a Iago, per consolarlo dal suo di pianto, seppur breve.

Il primo maggio hai ufficialmente mollato gli ormeggi, la nostra mano, i miei pantaloni del pigiama. Dopo i tuoi primi passi, qualche capocciata ti aveva spaventato ma la tua dichiarazione di indipendenza era comunque vicina.
Ora te ne parti da sola, senza nessuno che ti dica "vai", "vieni"... e via, a esplorare la casa, anche al buio, mani avanti, occhi aperti. 
E quando arrivi, gridi il tuo "aaaaaaahhhh", tutta orgogliosa del tuo percorso e della tua vittoria.
Poi, vabbè, che orgoglio io, ma che te lo dico a fare. 
Buone camminate su questa terra, Alicina.

Friday, March 29, 2019

Visti alla tivvù, visti da fuori.

Ieri sera sulla RTP (equivalente alla RAI) uno speciale sulle detenute straniere in Portogallo, una maggioranza, e per lo più dentro per traffico di droga.
Dopo la camello venezuelana, inizia un intervista a una signora, madre di un'altra detenuta, un po' più giovane di mia madre e con un accento a me inconfondibile, seppur non troppo marcato.
Poi certe inconfondibili colonne del centro: Ferrara, my magic place in the universe. Almeno uno dei.
Poi qualche immagine della casa della ferrarese detenuta, Ferrara bene, casette gialle.
Infine, la mia concittadina, presa in una retata a un famoso festival qui in Portogallo, dove tradizione vuole che giri tanta roba e le forze dell'ordine pescano quasi sempre sul sicuro.
Lei è bellissima, curatissima, con i denti incapsulati, fa yoga e attivismo dentro il carcere, aveva una bancarella di artigianato nel recinto del Boom. Per ovvie ragioni non ha detto molto di più sul suo arresto.

Stanotte, tra un sonnellino è l'altro, ho pensato a lei, alla sua #Ferrara delle villette a schiera e alla mia, quella della zona #GAD e dei suoi traffici.

Visti da fuori, siamo un mondo piccolo e indistinto, con ogni probabilità.

Friday, March 22, 2019

Zero what?

Ieri ho fatto la spesa al #lidl. Una spesa volante, coi bimbi e marito. In fretta e insieme (cosa rara perché altrimenti a qualcuno tocca fare da sherpa in solitaria o coi nani), abbiamo deciso una cena, oltre alle cose che dovevo comunque prendere.
Ogni volta che infilavo qualcosa nel cestino, mi sentivo sempre più merda. La frutta sfusa non la insacco praticamente mai, a meno che non mi sia portata dietro i sacchettini da casa, insieme alle borse grandi.
Ma il resto? Persino i broccoli erano tutti implasticati. Guardate che brutti. E le banane? Vabbè ho comprato tutto, almeno ho fatto sta foto del cavolo.


Il giorno in cui hai fretta e non puoi girare per negozi, ti tocca lo sfacelo e ti porti a casa tutto sto po'po' di roba. Che magari le vaschette sono pure più riciclabili dei sacchetti. Chissà. Ma mi fa schifo.
Ci sono giorni che mi sento schiacciata dall'inevitabilità della plastica. Il boicottaggio è possibile, ma mi chiedo se davvero sia possibile anche che a tanta gente vada bene così.

Nel quartiere, in città, non esiste supermercato che venda prodotti sfusi, eccezione fatta per una catena di minimarket del gruppo Jumbo/Auchan che vende granaglie e spezie a peso (d'oro, perché il target di questi negozi sono i turisti in gita per qualche giorno). I balconi salumeria sopravvivono in pochissime superfici commerciali di medie dimensioni, comunque raggiungibili per noi solo in macchina. Di solito la frutta la compriamo nel negozio vicino a casa, per fortuna. Andiamo dal macellaio, che comunque, la ciccia te la avvolge nella plastica. Il pesce lo compriamo sempre fresco, comunque, sia al mercato che al banco del pesce al super, va nel sacchetto di plastica. Bisognerebbe portarsi i Tupperware da casa, ma mi sembra di lottare contro i mulini a vento. Una volta mi sono dovuta incazzare come una pantera perché non mi volevano mettere tre mele di colore diverso ma di uguale prezzo al kg nello stesso sacchetto, figurati il Tupper dove mi dicono di cacciarmelo. Voi come fate?
Ora scrivo qualche reclamo, per sentirmi meno cacca, perché questo meaculpa non mi ha molto aiutato.

Tuesday, March 19, 2019

La signora delle piante antincendio

Quando i nostri gesti gettano luci o ombre sulle vite e il destino degli sconosciuti, e viceversa.

Una delle mie dirimpettaie è praticamente calva. È l'unica donna che io veda regolarmente affacciarsi alle verande che danno sui cortili interni dell'isolato. L'unica, forse, a resistere all'esodo degli autoctoni dinnanzi alla gentrificazione del quartiere.
È anche grazie a lei se, sotto tiro di Troika e FMI, nel maggio 2011, ho scelto questa casa e il suo mutuo.
A maggio i suoi vasi sono sempre tutti fioriti. Magari ve li fotografo. Quelle piante le coltiva con molta dedizione, la osservo ogni tanto, e con un orribile cappello da turista scema, a tese larghe, di un tessuto di color malva appassita, direi.
Ieri l'ho vista, mentre sistemava nuovamente i vasi lungo le scale antincendio e mi è venuta voglia di raccontare la sua storia. Purtroppo però non la conosco: per le strade del quartiere non l'ho mai vista. Chissà se non infila i suoi sparuti capelli in un altro cappello, magari più serio e alla moda,  quando esce di casa per andare al cinema con le amiche o a fare la spesa, e io non la riconosco; o forse si nutre del sole come alcuni supereroi e ha la cineteca in salotto.
Tra un paio di settimane, quei vasi saranno una delizia e un mistero di colori, quelli che, insieme ai fiori dell'albero di Giuda che si scorgono dal balconcino che dà sulla strada, mi convinsero che questa sarebbe stata la nostra casa. Perché questa città trasuda cemento, azulejos e sanpietrini bianchi e io, senza pollice verde, senza gettare gli occhi nel verde di una pianta, ci muoio.
Senza di lei, non avremmo probabilmente mai conosciuto la gente meravigliosa del quartiere e i loro bimbi.
Grazie, signora.
Non conoscendo la sua storia potrei decidere di immaginarla, ma non lo so fare, perché di storie mie ne avrei tante da raccontare. E mi manca il tempo, mi manca la pazienza, vivendo la scrittura come un lettore feroce, che ha fretta di arrivare alla fine, per cominciare qualcos'altro.
Poco importa: di scrittori mancati, seppur con libri editi, ce ne sono a iosa; non ne servono altri.
Serve invece l'amore, da seminare in ogni dove, anche sul corrimano di una scala antincendio.

Friday, March 8, 2019

Amico formica

<>
Iago, alma milenar de quase 5 anos, ontem.

Tuesday, February 26, 2019

La macchina, il Carnevale.

Ce l'ho fatta.
Avevo acquistato la macchina da cucire tre anni fa. La Katia, una volta, qui in trasferta, mi aveva dato un infarinatura sui fili e sui punti e "guarda che se non fai l'imbastitura non riesci mica!". Poi il nulla.

Avvicinandosi carnevale, però, ho detto basta.
Dimentica di quasi tutto o forse no, ho messo su il filo non so quante volte e si è incastrato altrettante. Però ce l'ho fatta a farla partire e a mettere insieme due mantelli, uno da Supereroe e uno da Cappuccetto Rosso.
Nonostante la gatta che mi tirava giù la spagnoletta, i continui "e questo cos'è" di Iago, Dunia che arrivava da scuola e scampanellata svegliando Alice che mi si portava via il pedale.

Fanno un po' pietà, cuciture storte e orli inguardabili, anche con le imbastiture, ma sono soddisfattissima.
Ci sono tutto il mio cuore, i miei quattro bimbi, un po' della mia mamma (quindi anche di mia nonna e sicuramente di mia zia) e il mio completo campionario di parolacce.
Probabilmente la macchina rimarrà nella scatola per i prossimi tre anni...ma va bene anche così.


Sunday, February 17, 2019

Ancora grattacielo

Oggi i giardinetti dove sono venuta su a giocare a guardie e ladri erano un po' su tutti i giornali.
Giardinetti dove prima c'erano i bambini e le vecchiette che mi dicevano di portare pazienza perché i fratelli minori hanno sempre ragione. I bambini con cui giocavo erano italiani ma anche "terroni", poi anche albanesi. Ci si tirava le bombe d'acqua e io arrivavo su fradicia dopo che mia mamma mi aveva urlato dalla finestra di non fare la cretina che mi ammalavo. Lì sotto tira sempre un vento da raffreddarsi anche d'estate.

A volte qualcuno mi chiedeva: "eh ma con quella ragazzina lì...? la sua famiglia?". Mancava sempre il predicato. Però, tanto, anche da piccola, lo capivo dove voleva andare a parare il discorso. Tante volte gli stessi inquisitori me li trovavo in parrocchia.
Poi sono cresciuta e ho cambiato compagnia e il punto d'incontro era un altro. Alle volte quando i miei amici mi venivano a prendere, dovevo guardar bene dove li aspettavo. Quante volte mi hanno scambiato per una battona, a partire dai 16 anni.  Lì intorno era tutto una festa di gioventù in vendita e italiani agli acquisti.
Una sera, rincasando sola, uno squilibrato italiano mi chiese se non lavorassi in uno strip club alla pendici del palazzone perché quelle puttane che lavoravano là le voleva uccidere tutte.
Tutto sommato, i miei amici mi riaccompagnavano praticamente sempre, aspettavano che io aprissi il portone ed entrassi in ascensore, prima di ripartire, intanto magari erano già stati interloquiti da un paio di spacciatori che volevano vendere qualcosa. Dopotutto i consumatori della zona sono tutti bianchi, da almeno 20 anni. A volte però, se la serata lo permetteva, si rimaneva anche giù a fare due chiacchiere. Se mi mettessi a guardare bene i filmati di stanotte potrei richiamare alla memoria i discorsi ascoltati da ogni singola panchina. MI ricordo quando hanno installato quella cabina di SOS, per chiamare i soccorsi in caso di pericolo o di violenza, ri-di-co-la, <>, scherzavo con le mie amiche.
Mi ricordo quando sono venuta via, per studiare, mica per altro. All'inizio facevo la pendolare e mi trovavo i "mirones" italiani che si masturbavano sul treno. Ho iniziato ad avere  qualche attacco di panico e a pensare di smetterla con i treni la mattina, poi l'erasmus, poi é successo che non sono tornata a vivere in Italia. Quando torno a visitare i miei però c'é sempre qualcosa di nuovo, ogni volta ci sono dei soldi da sborsare per mettere qualcosa in regola, in un condominio concepito quando certe regole erano diverse.
Se non si paga, i miei e le altre famiglie, li cacciano fuori. E sono costretti, al contempo, a trovare stratagemmi contro la mancanza di sicurezza: per esempio, ora si possono usare gli ascensori solo inserendo il numero telefonico, se non paghi il condominio non funzionano.

Il grattacielo, da tempo il grande rompicapo dell'amministrazione ferrarese, sempre salta fuori qualcuno che si chiede se in zona non ci stia meglio un bel centro commerciale.
Il grattacielo, il ricettacolo di tutte le persone non grate della città, secondo la visione dei più, che non sanno un cazzo di chi ci vive.
Il grattacielo, il "ghetto verticale" abbandonato a sé dal questore. Oggi leggo post e commenti a tornare a richiederne lo "svuotamento", l'"eliminazione".
Cosa c'è di diverso? Che oggi al governo c'è qualcuno che é bravissimo a cavalcare tutte le onde di questa serpe d'odio che il ferrarese medio coltiva in petto da almeno 20 anni, facendola passare per semplice puzza sotto il naso.

Scusate se ve lo dico, ma mi avete rotto il cazzo.
I miei purtroppo da là non se ne vogliono andare e hanno bisogno di stare in pace, non posso fare altro che dirvelo e dirvi che gli spacciatori nelle torri non ci vivono.

#GAD #Ferrara #grattacielo

Saturday, February 16, 2019

Mattina e pomeriggio

Mattina.

Ieri avevo scorto il fondo del cesto della roba sporca. 

Gongolavo stupidamente. 

"Una decente donna di casa tutto sommato", mi dicevo. Pur odiando il patriarcato in me, ogni tanto è necessario trovare uno straccio di soddisfazione, darsi una pacca sulla spalla una volta, ecco. Dirsi, abbracciandosi, che ce la si fa, sotto qualche punto di vista.

Sono bastate due pisciatine fuori posto della cucciolata durante la notte e la prima mattinata che l'orografia delle montagne di roba da lavare è stata completamente riscritta.


Pomeriggio.

"toma, namoiada."



...

"Depois podemos pôr na nossa casa para as abelhas irem à nossa casa?"

Save the bees, the romantic way.

Montagne

Ieri avevo scorto il fondo del cesto della roba sporca.
Gongolavo stupidamente.
"Una decente donna di casa tutto sommato", mi dicevo. Pur odiando il patriarcato in me, ogni tanto è necessario trovare uno straccio di soddisfazione, darsi una pacca sulla spalla una volta, ecco. Dirsi, abbracciandosi, che ce la si fa, sotto qualche punto di vista.

Sono bastate due pisciatine fuori posto della cucciolata durante la notte e la prima mattinata che l'orografia delle montagne di roba da lavare è stata completamente riscritta.

Friday, February 15, 2019

Click.

Da oggi pomeriggio ti sei messa ufficialmente in festa, tutto un Carnevale, tutto un gioco, tutto un dire, tutto un gesticolare.
Hai anche fatto ciao con la manina a tua sorella, dicendole "Ad(eus)".
Che belli i vostri click. Rnham.

Thursday, February 14, 2019

Valentino

L'anno scorso annotavo:
Niente. Gli ho detto che oggi é la festa degli innamorati per rubargli un bacio.
Lui invece é uscito di casa con il bellissimo anello azzurro e viola che ha trovato ieri nel "chocolate kinne" e che ha indossato orgoglioso e gender per tutto il pomeriggio, portandolo a scuola per darlo alla S, chiederle se vuole essere la sua namorada e se vuole casar con lui.

Un'altra prova.
Da mamma a suocera il passo é breve.
*****
Oggi gli ho detto la stessa cosa.
Lui, piccolo grande guru dell'amour, mi dice:
"Todos os dias são dias das namoradas e dos namorados."

Tuesday, February 12, 2019

Caro papà.

Caro papà, anche se ti sei messo offline da un po', visto che Alice é qui buonina che titta, io due cose le scrivo pure qui.
Oggi è il tuo compleanno. Abbiamo parlato al telefono poco fa. Ti raccontavo che voglio venire presto, che me lo sono sognato stamattina, tu mi dicevi di aspettare, che sei ancora stanco. Io ti dicevo che devi bere tanto, altrimenti le vitamine non bastano mica. Mi rammaricavo che sono capitata nel paese sbagliato, da cui non posso tornare quando mi va, perché chi guadagna come un portoghese è povero.
Qui l'importante è che vengano i turisti, i portoghesi meglio che se ne stiano a lavorare, a servire ai tavoli e a vedersi gli affitti schizzare alle stelle, senza sognare troppo. Sarebbe stata meglio la Germania, la Svizzera, la penisola scandinava. Avrei potuto guadagnare un po'di più, e tornare ogni due, tre mesi a farvi un saluto, poi magari viaggiare altrove per le ferie. Invece no. L'aereo è solo per tornare in Italia.
Dopo aver messo giù, posto la zuppa sul fuoco e i piatti in lavastoviglie, mi sono messa a guardare le foto.
Insieme a quella con il nonno Alfredo, in bici sulle Mura, questa è una delle mie preferite. Avrà 37 anni, mi sembrano i  giardini della mutua, con le mie future scuole elementari dietro.

Scattata sicuramente dalla Katia, sempre frettolosa o impaziente di restituirti la macchina, conoscendoti, che non ti ha dato il tempo di metterti in posa. Probabilmente ti stavi aggiustando il bavero del paltò, ma a me è sempre piaciuto immaginare che stessi lì con il pugno chiuso a chiosa di quel cappello un po' alla Humphrey Bogart. Continuo a volerti pensare così, che la lotta continua.
Riposati che arrivo.

Tuesday, January 1, 2019

Pink


Nel vestito che è stato di Dunia e del suo primo Natale, oggi Alice si è attaccata al mio camicione nero, senza tirarlo, semplicemente tenendone un lembo, e si è messa a camminare. Un sacco di passetti, si sentiva sicura, chissà.