Wednesday, June 26, 2019
Telegiornale. Atterrire.
Ieri sera, a fine pasto, stavo tagliando le ciliegie ad Alice e giocherellando con lei. Mi sono distratta...Iago (5anni) è saltato giù dalla tavola e si è messo davanti alla TV, non lo fa praticamente mai con il telegiornale, proprio nel momento in cui hanno dato la tremenda notizia di quel papà e quella bimba migranti, trovati morti nel fiume. Hanno mostrato quell'immagine che mi ha spezzato il cuore anche al telegiornale, senza preavviso mi pare ; abbiamo richiamato Iago perché non guardasse, ma ha visto, ero in panico, gli abbiamo saputo solo dire di "non guardare". Ha chiesto "perché?".
Gli abbiamo detto che erano cose brutte, che era meglio non vedesse. Ero atterrita da quello che avevo appena visto e dal non saperlo spiegare.
Ecco. Mi sento in colpa, per ostinarmi con ste notizie, per non essere stata più pronta, più vigile, non so se sia il caso di riparlarne con lui. Mi chiedo se non sia da esporre il fatto al garante delle telecomunicazioni. Cercherò di capire se effettivamente il giornalista abbia avvisato prima del servizio, relativamente al contenuto delle immagini.
Mi sento in colpa anche per il solo sentirmi in colpa, perché questi sono solo futili problemi da primo mondo; chissà quel papà e quella bimba da che fuggivano, che cosa hanno visto quegli occhi, prima di chiudersi sul fondo di un fiume, in America. Siamo vilmente, comodamente fortunati a non vedere tutti quegli occhi chiusi, che dormono sul fondo del Mediterraneo, altrimenti altroché litigi sui porti chiusi all'ora dell'aperitivo. Mi viene da piangere.
Friday, June 21, 2019
Più facile my way
Le altre in sala d'attesa: vanno dal pediatra per 1 bambino. Si fanno accompagnare da n.2 nonni, passeggino fuoristrada e fuoriclasse; borsetta e borsone firmati, probabilmente in SUV che tanto c'è ampio parcheggio.
Tu: vai dal pediatra per 1 bambino. Ti fai accompagnare da altri n.2 figli (di cui una entertainer esperta), marsupio e zainetto, in metro (e continua ad essere più facile my way!).
Thursday, June 13, 2019
Bisogna chiedere.
- No, mamma, non puoi!! Glielo devi chiedere prima!! Solo se dice di sì, allora puoi!
- Ok, uh...hai ragione. Uhm... Gatto, posso farti una foto? Se ok, chiudi un po' gli occhi, gatto...dai....uh... possiamo dire che li sta chiudendo, no? Ecco. Chiusi! Ok?
- aaaaaaahhhh (titubanza)...Ok.
(Ho spudoratamente barato, meno male c'era un po'di riflesso nel vetro, perché aveva davvero ragione lui.)
Tuesday, June 4, 2019
4 lettere. Em português.
Essas 4 letras num documento de identificação parecem tão um raio de sol con arco iris à mistura, no turbilhão de cenas de papeis, cartões e outras complicações que às vezes não são nada simplex.
Thursday, May 30, 2019
Morar em Lisboa. Em português.
Bem, finalmente irei descansar as minhas costas de tanto colo, pelo menos um bocadinho.
Irei descansar um poucochinho os nervos (até ao burnout de outras rotinas); os sentidos: os ouvidos, dos choros; a vista, da atenção a que não ponha nada na boca que não pode ser; a voz, do repetir inúmeras vezes a mesma coisa.
Irei descansar as mãos secas, de tanta coisa para lavar, esperando ter dinheiro para contratar uma mulher ou um homem a dias, para dar um jeitinho nesta bagunça toda que se irá acumulando.
Esses trabalhos, assim, só me calharão no resto do 24/7.
Uma coisa só, provavelmente, vai efectivamente deixar de me cansar tanto.
Na vizinhança, não houve um dia em que os berbequins, os martelos (pneumáticos e não), as serras e moto-serras, se calassem. Durante alguns meses um apartamento do meu predio esteve em obra, antes diziam para habitação, agora tem AL na porta. Os trabalhadores que ali estiveram tocavam sempre à minha campainha, para que lhes abrisse o portão. Esse sempre fechado, as portas, no entanto, abertas que todo o pó e o barulho subiam até ao nosso andar. Que se lixe.
Há uns dias recomeçou o zum-zum de agentes imobiliários e dos bancos para vender outro apartamento, na cave.
Hoje tocaram mais uma vez à minha campainha, com uma prepotência...
"quem é?"
"é do banco, pode-me abrir?"
"do banco?"
"sim, para a cave."
"olhe eu tenho uma menina pequena, a dormir, por favor, não toquem aqui."
"mas é do banco."
"e então?"
"é do banco, da cave"
(gente que para pagarem o condominio do apartamento na posse deles...)
"eu não trabalho para o banco, certo? nem para agência nenhuma, nem para as empreitadas e homens das obras. certo? então porque tocam aqui?"
"mas olhe, vai ver que é provavelmente a última vez, devemos conseguir vender hoje."
"e?"
"ah, mas nós não temos as chaves do portão."
"arranjema chave. eu não disse que não abria agora. disse de deixarem de tocar aqui porque tenho uma menina pequenina a dormir e porque não trabalho para vocês. esta é a última vez que abro."
Cum caraças.
"é do banco."
#moraremlisboa
Friday, May 24, 2019
Votare bello
Ho già votato!
Mai vista tanta gente in ambasciata, c'era la coda sin dall'angolo! Ho fatto pure la figura della contadinella con un "wow" decisamente udibile dalla folla.
Forse ho scelto un brutto orario, magari in tanti hanno deciso di venire in centro dopo il lavoro, ma domani non avrei avuto voglia di portarmi dietro i bimbi, che l'agrodolce metà sgobba tutto il giorno, mentre stasera è già a casa.
Però siccome in consolato sono decisamente poco gender, invece di dividere le cabine alfabeticamente, visto che erano solo due, le hanno organizzate per genere. Così sono passata davanti a un sacco di uomini. Che imbarazzo.
Uscendo ho augurato "buon voto a tutti" (anche questo, abbastanza contadino). Nessuno mi ha mandato a quel paese, nemmeno sottovoce, nemmeno nonostante il mio inequivocabile foularino rosso.
Sembravano tutti davvero felici di essere lì.
Chissà che voteranno.
Il taglio.
Dúnia, con la stessa età, si è voluta fare i buchi nelle orecchie (volontà concessa). Si voleva anche battezzare (desiderio procrastinato a "è una decisione molto importante, che potrai prendere quando sarai più grande e avremo studiato un po'", plausibilmente, oggi posso dirlo, rimandato al giorno di San Mai). Noi genitori dobbiamo imparare a lasciarli decidere liberi, anche di smettere di essere diversi. Non sono nostri, questi figli. Sono frecce che partono da noi, archi, come diceva "Il Profeta" di Gibran.
E se resistono meglio al nostro "ma sei così bello e unico", alla nostra, per quanto innocente, pressione, rispetto a quella di amici e maestre, è anche perché sanno, nel profondo, che noi li amiamo incondizionatamente e per sempre. A loro basta essere unici *per noi*.
Pochi giorni fa me lo ha anche urlato: "non è vero che vendi le mie dita in macelleria per fare il brodo se mi comporto male, perché TU MI AMI".
Per quanto mi impegni abbastanza nel bad parenting, non riesco ad essere credibile in quei ricatti morali del cavolo, che ogni tanto, hanno la meglio sulla madre che vorrei essere...
Però che "dói-dói" questo taglio, più pesante di questo che mi sono fatta oggi nel mignolo, che non smetteva più di sanguinare. Ieri ho anche pianto un po', di nascosto, come quando mangio la cioccolata a ufo.
Oggi no, sono solo andata in farmacia a farmi medicare che avevo finito i cerotti taglia Jumbo.
(Ah, ovviamente il codino l'ho conservato, in una busta con la data. In requiem.)
Sunday, May 19, 2019
Diritti di Natura
Persone a cui pesa il culo fare la raccolta differenziata, ma evidentemente non pesa la coscienza a non farla.
Persone che però si indignano quando dico loro che, no, non vogliamo più giocattoli, che abbiano pietà di me e dei miei figli.
Per loro sono sicuramente una madre snaturata, che rifiuta beni a cui i miei figli hanno un diritto per natura, essendo nati e compiendo gli anni e trascorrendo i Natali. No, cazzo, i miei figli sono 3 e di età "#tuttifrutti". Ho un campionario di cose che non so.
Per quanto io sì differenzi, oltre alla spazzatura (quella sempre che #santapazienza non ci vuole mica tanto), anche tutte le robine accumulate nel tempo, per specie e ordine, alla fine di una giornata ingrata, è tutto di nuovo un pout-pourri di cose in un bidone (seeee, magari uno!), che non sai da che parte cominciare nè per giocarci, nè per metterle da parte da donare a qualcuno perché comunque manca sempre qualche cazzo di pezzo.
E comunque non contemplo il buttar via perché così facciamo posto per il nuovo.
E comunque quando comincio a fare cernite di ninnoli, puf, appare sempre un nuovo baby, quindi calma.
Non regalateci più giocattoli.
Specialmente se multipezzettati.
Specialmente se di plastica.
Che il mondo non ha posto per tutta sta roba.
E fate la raccolta differenziata, così posso smettere di usare il condizionale nella prima frase di questo mio reclamo.
Il primo diritto di natura che hanno i nostri figli è il diritto *alla* Natura.
Wednesday, May 15, 2019
Lo specchio di ieri
Che effetto quella casa.
Che effetto vederci camminare, nella sua incerta sicurezza, questa bimba piccola nella foto, che qui spia il fratello mentre fa la cacca, nel piccolo bagno un tempo in disuso.
Che effetto quei piedini su quelle piastrelle, che ho liso a forza di andirivieni nel corridoio, la notte, cantando con Dúnia in braccio per farla addormentare, quando mi avevano convinto che le mie tette non andavano bene e non sapevano fare le magie che invece hanno imparato da quando è arrivato Iago.
Che effetto vedermi nello specchio, lo stesso che ho usato ogni giorno, fino a 11 anni e 2 figli fa.
Quando ci guardiamo, tutti i giorni, nello stesso riquadro, quasi non riusciamo a vederci invecchiare. Se invece torniamo a osservarci in uno specchio antico, non abbiamo mica bisogno di avvicinarci per notare le rughe. Sebbene abbia perso tutti i kg delle ultime due gravidanze, quella forma a pera di una donna più matura mi è saltata subito alla vista, come se su quello specchio ci fosse stata incisa una sagoma di una me differente e meno gobba e dolorante.
Non mi rammarico di nulla.
Vorrei solo che quelle due mamme che ho visto ieri nello specchio, così diverse per esperienze e desideri, si sedessero un attimo a scambiarsi punti di vista e a lasciarsi andare un po'.
Friday, May 10, 2019
Alla navigator
Me l'ha mandata stasera LaSilvia, dopo che le ho comunicato una notizia abbastanza triste. La mia Fiat Uno Hobbit verde bottiglia, targata FE, tettuccio con vassista, 3 porte, domani farà il suo ultimo viaggio verso il paradiso delle auto.
Qui ero alla guida, non ancora 23enne, non ancora partita per il mio presente iberico.
Con tappa culturale per vedere la mostra di Kandinsky, di cui entrambe conserviamo locandina, andavamo a diventare povere bevendo birra alla canapa al Rototom, che la mattina le ascelle sapevano odore di, quando ancora non c'erano nemmeno i negozietti che ora il capitone S. vuole chiudere.
Non c'era manco il Google Maps allora, con me la mia navigatrice perfetta e indomabile, con la voce anche più secsi, che se faccio una cappella, si fa più grossa. Anche ora, anche distanti 2000km, con vite diverse, continua a illuminarmi la via.
Ecco, pensavo di voler scrivere qualcosa in requiem della macchina che mi ha accompagnato in tante avventure, con quel volante che frullava quando a 140 superavo i camionisti che ci suonavano perché con il caldo si era un po' scosciate..
Invece no, scrivo questo pezzo in onore di un'anima incredibile, che ieri ha pure compiuto gli anni, chissà quanti in quante vite, per essere così saggia.
Grazie dolce navigatrice.
Friday, May 3, 2019
Rivoluzioni
Friday, March 29, 2019
Visti alla tivvù, visti da fuori.
Dopo la camello venezuelana, inizia un intervista a una signora, madre di un'altra detenuta, un po' più giovane di mia madre e con un accento a me inconfondibile, seppur non troppo marcato.
Poi certe inconfondibili colonne del centro: Ferrara, my magic place in the universe. Almeno uno dei.
Poi qualche immagine della casa della ferrarese detenuta, Ferrara bene, casette gialle.
Infine, la mia concittadina, presa in una retata a un famoso festival qui in Portogallo, dove tradizione vuole che giri tanta roba e le forze dell'ordine pescano quasi sempre sul sicuro.
Lei è bellissima, curatissima, con i denti incapsulati, fa yoga e attivismo dentro il carcere, aveva una bancarella di artigianato nel recinto del Boom. Per ovvie ragioni non ha detto molto di più sul suo arresto.
Stanotte, tra un sonnellino è l'altro, ho pensato a lei, alla sua #Ferrara delle villette a schiera e alla mia, quella della zona #GAD e dei suoi traffici.
Visti da fuori, siamo un mondo piccolo e indistinto, con ogni probabilità.
Friday, March 22, 2019
Zero what?
Ogni volta che infilavo qualcosa nel cestino, mi sentivo sempre più merda. La frutta sfusa non la insacco praticamente mai, a meno che non mi sia portata dietro i sacchettini da casa, insieme alle borse grandi.
Ma il resto? Persino i broccoli erano tutti implasticati. Guardate che brutti. E le banane? Vabbè ho comprato tutto, almeno ho fatto sta foto del cavolo.
Il giorno in cui hai fretta e non puoi girare per negozi, ti tocca lo sfacelo e ti porti a casa tutto sto po'po' di roba. Che magari le vaschette sono pure più riciclabili dei sacchetti. Chissà. Ma mi fa schifo.
Ci sono giorni che mi sento schiacciata dall'inevitabilità della plastica. Il boicottaggio è possibile, ma mi chiedo se davvero sia possibile anche che a tanta gente vada bene così.
Nel quartiere, in città, non esiste supermercato che venda prodotti sfusi, eccezione fatta per una catena di minimarket del gruppo Jumbo/Auchan che vende granaglie e spezie a peso (d'oro, perché il target di questi negozi sono i turisti in gita per qualche giorno). I balconi salumeria sopravvivono in pochissime superfici commerciali di medie dimensioni, comunque raggiungibili per noi solo in macchina. Di solito la frutta la compriamo nel negozio vicino a casa, per fortuna. Andiamo dal macellaio, che comunque, la ciccia te la avvolge nella plastica. Il pesce lo compriamo sempre fresco, comunque, sia al mercato che al banco del pesce al super, va nel sacchetto di plastica. Bisognerebbe portarsi i Tupperware da casa, ma mi sembra di lottare contro i mulini a vento. Una volta mi sono dovuta incazzare come una pantera perché non mi volevano mettere tre mele di colore diverso ma di uguale prezzo al kg nello stesso sacchetto, figurati il Tupper dove mi dicono di cacciarmelo. Voi come fate?
Ora scrivo qualche reclamo, per sentirmi meno cacca, perché questo meaculpa non mi ha molto aiutato.
Tuesday, March 19, 2019
La signora delle piante antincendio
Una delle mie dirimpettaie è praticamente calva. È l'unica donna che io veda regolarmente affacciarsi alle verande che danno sui cortili interni dell'isolato. L'unica, forse, a resistere all'esodo degli autoctoni dinnanzi alla gentrificazione del quartiere.
È anche grazie a lei se, sotto tiro di Troika e FMI, nel maggio 2011, ho scelto questa casa e il suo mutuo.
A maggio i suoi vasi sono sempre tutti fioriti. Magari ve li fotografo. Quelle piante le coltiva con molta dedizione, la osservo ogni tanto, e con un orribile cappello da turista scema, a tese larghe, di un tessuto di color malva appassita, direi.
Ieri l'ho vista, mentre sistemava nuovamente i vasi lungo le scale antincendio e mi è venuta voglia di raccontare la sua storia. Purtroppo però non la conosco: per le strade del quartiere non l'ho mai vista. Chissà se non infila i suoi sparuti capelli in un altro cappello, magari più serio e alla moda, quando esce di casa per andare al cinema con le amiche o a fare la spesa, e io non la riconosco; o forse si nutre del sole come alcuni supereroi e ha la cineteca in salotto.
Tra un paio di settimane, quei vasi saranno una delizia e un mistero di colori, quelli che, insieme ai fiori dell'albero di Giuda che si scorgono dal balconcino che dà sulla strada, mi convinsero che questa sarebbe stata la nostra casa. Perché questa città trasuda cemento, azulejos e sanpietrini bianchi e io, senza pollice verde, senza gettare gli occhi nel verde di una pianta, ci muoio.
Senza di lei, non avremmo probabilmente mai conosciuto la gente meravigliosa del quartiere e i loro bimbi.
Grazie, signora.
Non conoscendo la sua storia potrei decidere di immaginarla, ma non lo so fare, perché di storie mie ne avrei tante da raccontare. E mi manca il tempo, mi manca la pazienza, vivendo la scrittura come un lettore feroce, che ha fretta di arrivare alla fine, per cominciare qualcos'altro.
Poco importa: di scrittori mancati, seppur con libri editi, ce ne sono a iosa; non ne servono altri.
Serve invece l'amore, da seminare in ogni dove, anche sul corrimano di una scala antincendio.
Friday, March 8, 2019
Amico formica
Iago, alma milenar de quase 5 anos, ontem.





