Da brava ballerina, la Cice Tonana mi ha intimato di togliermi i calzini per danzare con lei a piedi ignudi.
Wednesday, April 29, 2020
InternationalDanceDay
Da brava ballerina, la Cice Tonana mi ha intimato di togliermi i calzini per danzare con lei a piedi ignudi.
Monday, April 27, 2020
Lacrimevolmente, bona!
Probabilmente il post più lacrimevole del giorno, ma fa niente.
Posso dire che i miei eredi che a ruota telefonano di loro spontanea iniziativa ai nonni di FE sono troppo belli dentro, nonostante i miei scleri da motore a 4 tempi?
Edit sul tardi:
Posso anche dire che, mentre bisticciamo online su fase 1, 2 e X, su chi siano i congiunti con cui veramente ci importi ricongiungerci, e di congiuntivi da usare, mentre ho pure la congiuntivite, noi, ecco qui in fondo, presso l'Oceano, non lo sappiamo davvero in che fase, se X, Y o Z, succederà che i nonni di cui sopra, also known as miei genitori, li potremmo vedere?
Thursday, April 23, 2020
Aprile intimo ventoso
Inquò l'é San Zórz.
Il 23 aprile. Non era la Pasqua, festa di precetto, né la Pasquetta, che tanto piove, ad aprirmi dentro le danze di una fine della scuola ormai imminente.
Festa del Patrono indulgente, quella di Ferrara, sotto Liberazione: spesso permette di tirarla lunga almeno per tre giorni, ponte più ponte meno.
Nonostante la serietà del 25 Aprile, il 23 e il 24 restano nella mia memoria giornate facete, di giostre, di pesciolini rossi che mia nonna Elda mi riusciva a far portare a casa dalla pesca coi cigni di plastica, di orsi enormi di peluche che rimanevano sempre là appesi, alle bancarelle e ai miei sogni.
Ho smesso di bramarli solo quando ho scoperto gli acari e gli allergeni della maternità.
Ieri ero fuori, sul verandino di sì e no un metroquadro, che dà sulla strada. Ginocchia al vento d'aprile, qui più ostinato che nella conca padana.
Inevitabilmente mi sono ricordata di tutte cose che quel vento trasporta, dall'epidermide al midollo.
Il maglione rosa salmone di cotone traforato che chissà dove é finito e che appena ne ho trovato uno così per Dunia l'ho comprato. Lo portava il primo giorno di scuola.
Il calcinculo, che a mia mamma piaceva un sacco e mio papà, visto il suo cognome, no; diciamo pure la verità, lui le giostre le ha sempre odiate.
La prima liberazione per me fu poter andare alla fiera con le mie amiche.
I giri in tagadà con loro, che tanto io restavo quasi sempre seduta, visto il mio cognome.
I tagli di capelli di quelli che invece, sul tagadà, ci stavano sempre in piedi.. e no, non dite che mio figlio ha un taglio da giostraio che non é vero.
Poi tutte le vacanze d'aprile, le ultime in Italia e le prime in Portogallo, partendo da Santiago.
Che poi sono state le ultime con due dei miei fratelli.
Uno di loro, il mio fratello di alma, pochi anni dopo, é dovuto partire. La Dunia era piccina quando se n'è andato.
In quel vento di ieri, ci ho sentito la traccia del vento che soffiava a Nazaré nel 2004 e di noi che c'eravamo, a bere un caffé sulla spiaggia, riparati da un plexiglass.
(Qui una foto scattata quel giorno da Micha. Nazaré, aprile 2004.)
Aprile intimo ventoso
Inquò l'é San Zórz.
Il 23 aprile. Non era la Pasqua, festa di precetto, né la Pasquetta, che tanto piove, ad aprirmi dentro le danze di una fine della scuola ormai imminente.
Festa del Patrono indulgente, quella di Ferrara, sotto Liberazione: spesso permette di tirarla lunga almeno per tre giorni, ponte più ponte meno.
Nonostante la serietà del 25 Aprile, il 23 e il 24 restano nella mia memoria giornate facete, di giostre, di pesciolini rossi che mia nonna Elda mi riusciva a far portare a casa dalla pesca coi cigni di plastica, di orsi enormi di peluche che rimanevano sempre là appesi, alle bancarelle e ai miei sogni.
Ho smesso di bramarli solo quando ho scoperto gli acari e gli altri allergeni della maternità.
Ieri ero fuori, sul verandino di sì e no un metroquadro, che dà sulla strada. Ginocchia al vento d'aprile, qui più ostinato che nella conca padana.
Inevitabilmente mi sono ricordata di tutte cose che quel vento trasporta, dall'epidermide al midollo.
Il maglione rosa salmone di cotone traforato che chissà dove é finito e che appena ne ho trovato uno così per Dunia l'ho comprato. Lo portava il primo giorno di scuola.
Il calcinculo, che a mia mamma piaceva un sacco e mio papà, visto il suo cognome, no; diciamo pure la verità, lui le giostre le ha sempre odiate.
La liberazione per me fu poter andare alla fiera con le mie amiche.
I giri in tagadà con loro, che tanto io restavo quasi sempre seduta, visto il mio cognome.
I tagli di capelli di quelli che invece, sul tagadà, ci stavano sempre in piedi.. e no, non dite che mio figlio ha un taglio da giostraio che non é vero.
Poi tutte le vacanze d'aprile, le ultime in Italia e le prime in Portogallo, partendo da Santiago.
Che poi sono state le ultime con due dei miei fratelli.
Uno di loro, Micha, il mio fratello di alma, pochi anni dopo, é dovuto partire. La Dunia era piccina quando se n'è andato.
In quel vento di ieri, ci ho sentito la traccia del vento che soffiava a Nazaré nel 2004 e di noi che c'eravamo, a bere un caffé sulla spiaggia, riparati da un plexiglass.
Il 23 aprile. Non era la Pasqua, festa di precetto, né la Pasquetta, che tanto piove, ad aprirmi dentro le danze di una fine della scuola ormai imminente.
Festa del Patrono indulgente, quella di Ferrara, sotto Liberazione: spesso permette di tirarla lunga almeno per tre giorni, ponte più ponte meno.
Nonostante la serietà del 25 Aprile, il 23 e il 24 restano nella mia memoria giornate facete, di giostre, di pesciolini rossi che mia nonna Elda mi riusciva a far portare a casa dalla pesca coi cigni di plastica, di orsi enormi di peluche che rimanevano sempre là appesi, alle bancarelle e ai miei sogni.
Ho smesso di bramarli solo quando ho scoperto gli acari e gli altri allergeni della maternità.
Ieri ero fuori, sul verandino di sì e no un metroquadro, che dà sulla strada. Ginocchia al vento d'aprile, qui più ostinato che nella conca padana.
Inevitabilmente mi sono ricordata di tutte cose che quel vento trasporta, dall'epidermide al midollo.
Il maglione rosa salmone di cotone traforato che chissà dove é finito e che appena ne ho trovato uno così per Dunia l'ho comprato. Lo portava il primo giorno di scuola.
Il calcinculo, che a mia mamma piaceva un sacco e mio papà, visto il suo cognome, no; diciamo pure la verità, lui le giostre le ha sempre odiate.
La liberazione per me fu poter andare alla fiera con le mie amiche.
I giri in tagadà con loro, che tanto io restavo quasi sempre seduta, visto il mio cognome.
I tagli di capelli di quelli che invece, sul tagadà, ci stavano sempre in piedi.. e no, non dite che mio figlio ha un taglio da giostraio che non é vero.
Poi tutte le vacanze d'aprile, le ultime in Italia e le prime in Portogallo, partendo da Santiago.
Che poi sono state le ultime con due dei miei fratelli.
Uno di loro, Micha, il mio fratello di alma, pochi anni dopo, é dovuto partire. La Dunia era piccina quando se n'è andato.
In quel vento di ieri, ci ho sentito la traccia del vento che soffiava a Nazaré nel 2004 e di noi che c'eravamo, a bere un caffé sulla spiaggia, riparati da un plexiglass.
Sunday, April 19, 2020
con la mascherina.
First exit in so many weeks per Iago.
- facciamo un gioco!?
- che gioco?
- indovina se sto sorridendo o no!
- sì che stai sorridendo!
- come lo sai?
- perché hai quelle cose negli occhi, como os bigodes da bicha gata!
Le rughe sono baffi di gatta nera.
Labels:
non siamo fatti per,
tutta la mia vita
Thursday, April 16, 2020
a Luis, che mi ha insegnato a volare.
Pensavo proprio ieri che non avevo più sentito nulla, da quando avevo finito di leggere a Iago e Alice delle avventure di Zorba e Fortunata, iniziato pochi giorni prima della notizia della sua malattia. Avevo sperato tanto, il primo amore non si scorda mai.
Posso solo dire: grazie di tutto. Hasta siempre.
Da questa intervista nei commenti:
«Ma non esiste felicità senza empatia. Uno non può essere felice in modo clandestino. E vale fin dagli albori della storia. Quando ci sono stati almeno due uomini di Neanderthal hanno cominciato a comunicare per scoprire cosa potevano fare insieme. E già questo primo passo altro non è che una tensione verso la felicità, che nel loro caso era il sopravvivere nelle condizioni date. La felicità non è uno stato empirico ma una faticosa ricerca quotidiana. Sono felice quando sento che sono un uomo giusto, ho fatto una cosa giusta. In questo senso la felicità coincide con la comunità. Non è possibile una felicità senza paragone, se la mia felicità non si riflette nell’altro non è».
---
So today I took a break from the masks thing I have been into in the last days. I needed it, after the huge fight with the sewing machine I had this morning... just at the very beginning of our relationship.
I accepted the challenge launched by my kid's teacher, to remember #LuisSepúlveda: to create the two main characters from "The Story of A Seagull and The Cat Who Taught Her To Fly" in puppets.
(My kid I helped with #Zorba
)
We will miss you, dear Luis. Thank you for teaching us how to fly, amongst other things.
Monday, March 30, 2020
#hope
Mentre finisce di cucinarsi la cena, zuppa di zucca, mentre qualcuno la sta già terminando, come i vicini in basso a destra, che saranno pure in tanti, ma spio sempre qualcuno seduto a mangiare qualche piatto del Punjab; a quest'ora nuova, che non capisco bene a che serva, vorrei portarvi un attimo qui, a spiare il profumo di questi cortili sul retro, ora bui ma quasi sempre all'ombra.
Ora che piove sui nespoli e sui rachitici alberi di limone, ora che l'aria di Lisboa si è pulita dal kerosene degli aerei che solo raramente atterrano, ora che resta qualche infiltrazione fognaria, pure nel giardinetto che potremmo okkupare non troppo anarchicamente, pois la nuova proprietaria, bloccata in Brasile, ci ha detto: "ma certo che ci potete andare".
Ecco, stasera, qui dietro sento, allucinata, odore di montagna. Se mi concentro si materializza, dietro le mie palpebre, con le sue nuvole sospese appena nate, con la sua roccia e il suo colore erba speranza.
Deve andare tutto bene.
Thursday, March 19, 2020
Fame di bosco
Credo che rileggere questo post, stamattina, ci stia tutto, come un guanto, sulla mia fame di alberi, il bisogno di abbracciarne uno, che di persone, grazie ai cieli, in casa siamo tante.
La vicina é ancora lì, nella sua casa.
L'ho poi incontrata una volta, con la verdura, mentre camminava sull'altro lato della strada. Correrle dietro non mi é sembrato il caso, ho pensato: ci sarà la nostra occasione, i nostri sguardi si incroceranno e io troverò il coraggio. Magari, un giorno di questa quarantena, quel grazie glielo posso dire sull'orlo della veranda, anche se, ora come non mai, mi manca una casa via da Lisbona, per aprire la porta e lanciare la cucciolanza in un bosco.
Wednesday, March 18, 2020
Um conto sem muita imaginação
Um dia, um avião cai. É verdade, atravessou uma tempestade, mas de levíssima magnitude. Ninguém pensava tal podesse acontecer.
O mundo interroga-se: será que a culpa não é da tripulação, que não estava preparada para enfrentar essa perturbação?
Ninguém percebe muito bem. Mas acontece que pouco depois, daquela companhia, começam a cair mais e mais aviões, com toda a carga humana.
O mundo interpela-se: pelas barbas de Neptuno, será antes falha de toda a companhia aérea?
A companhia aérea, em comunicado, admite que há uma grave falha na construção da peça XYZ do motor, saídos da fábrica a partir de novembro. A informação demorou a sair pois quem produz a peça é uma empresa do mesmo grupo, assim que o resultado do estudo teve de passar por muita análise interna. Sabem como são essas coisas, não sabem?...mas para salvar vidas é necessário parar em terra todos os aviões que, no mundo, estão a voar com essa peça.
Questão de tempo e esses aviões também cairão.
Por cá ninguém acredita, esses aviões continuam voando, pois quem sabe, essa informação não pode ser verdadeira, vinda de uma companhia tão pouco fiável. Ninguém para porque há o mercado. Há o turismo.
Poucas semanas mais tarde, os aviões começam a cair na Europa também: 150, 250, 350 vítimas cada dia. Antes duma companhia, a primeira a adquirir as peças desse lote, mas depois doutras companhias também.
Por aqui, rabinho de Europa, vivendo de turismo, somos os últimos em parar. As instituições dizem que também em guerra caiam aviões.
***Inspirado em eventos recentes e na realidade de hoje***
#lockdownportugaljá
#covid19
#turismodeportugal
#coronavirus
O mundo interroga-se: será que a culpa não é da tripulação, que não estava preparada para enfrentar essa perturbação?
Ninguém percebe muito bem. Mas acontece que pouco depois, daquela companhia, começam a cair mais e mais aviões, com toda a carga humana.
O mundo interpela-se: pelas barbas de Neptuno, será antes falha de toda a companhia aérea?
A companhia aérea, em comunicado, admite que há uma grave falha na construção da peça XYZ do motor, saídos da fábrica a partir de novembro. A informação demorou a sair pois quem produz a peça é uma empresa do mesmo grupo, assim que o resultado do estudo teve de passar por muita análise interna. Sabem como são essas coisas, não sabem?...mas para salvar vidas é necessário parar em terra todos os aviões que, no mundo, estão a voar com essa peça.
Questão de tempo e esses aviões também cairão.
Por cá ninguém acredita, esses aviões continuam voando, pois quem sabe, essa informação não pode ser verdadeira, vinda de uma companhia tão pouco fiável. Ninguém para porque há o mercado. Há o turismo.
Poucas semanas mais tarde, os aviões começam a cair na Europa também: 150, 250, 350 vítimas cada dia. Antes duma companhia, a primeira a adquirir as peças desse lote, mas depois doutras companhias também.
Por aqui, rabinho de Europa, vivendo de turismo, somos os últimos em parar. As instituições dizem que também em guerra caiam aviões.
***Inspirado em eventos recentes e na realidade de hoje***
#lockdownportugaljá
#covid19
#turismodeportugal
#coronavirus
Sunday, March 8, 2020
L8marzo
Lotto marzo.
Le mani nei capelli.
I colori nella testa.
I sogni nelle mani.
I mantra sulla pelle.
Le mani nei capelli.
I colori nella testa.
I sogni nelle mani.
I mantra sulla pelle.
Wednesday, March 4, 2020
carta aberta de uma italiana em Lisboa
Querid@s e conhecid@s,
Hoje uma amiga me perguntava sobre as notícias que vêm de Itália, assim pensei escrever isto.
Desde 21 de fevereiro, na minha terra arrebentou a bomba do coronavirus, encontrando-se o primeiro paciente a ser infectado, um homem de 38 anos, ainda a ser ventilado.
Todo este tempo e parece que cá em Portugal os serviços públicos ainda vão ter tempo até sexta feira para elaborarem um plano de contingência. Mas isso não devia existir já??
Antes podia-se dizer que os datos da China não fossem suficientes, mas a medida que os dias têm passado desde o dia 21, dava para perceber que a coisa não é coisa pouca. Estamos todos na velha Europa de confiança, certo?
Tenho publicado notícias de fontes médicas, que vou tentar resumir.
É de ontem a notícia que a taxa de mortalidade foi elevada pela OMS ao 3,4%. Como é de ontem a notícia que a primeira vitima mortal na península ibérica faleceu a 13 de Fevereiro. Esta bomba anda por aqui há muitos dias. Só não se fazem as analises suficientes para perceber quem a carrega.
Alem da elevada taxa de mortalidade, o virus é altamente contagiante. Um 20% dos infectados vem a necessitar dos cuidados intensivos (e 5% de ventilação). Isto não é uma normal gripe.
Repitam comigo: isto NÃO é uma normal gripe.
Em Itália, os hospitais das zonas mais afectadas estão a entrar em colapso, pela quantidade de pacientes a necessitarem de cuidados intensivos. As camas escasseiam e, acabados os lugares suplementares em hospitais vizinhos, os médicos vão ter de começar a escolher quem vai ser ventilado quem não, palavra dos mesmos médicos. Há pessoas nas zonas vermelhas, que deviam estar de quarentena mas andam por ali, a esquiar ou fazer rave parties.
Assim, eu peço-vos, por favor, que se zanguem.
Peço-vos que exijam que a política olhe para a ciência, antes que para o mercado. Se não conseguimos que aconteça agora, frente uma situação evidente, urgente e emergente, queremos que aconteça com o global warming (igualmente evidente, urgente e emergente, mas com os efeitos menos imediatos para alguns)?
Peço que exijam medidas de contenção verdadeiras: fechamos as cantinas das escolas, mas não as escolas? Que paninhos quentes são? E se fecharmos as escolas somente, com quem ficam os putos?
Peço que se e quando serão activadas medidas de contenção mais sérias não fujam delas.
Peço que não andem a cirandar se estão doentes; não andem a cirandar se vos mandarem ficar em casa.
Embora duvide muito que se chegue a este ponto aqui: o Capital manda mais.
O Capital fala mais alto do que uns quantos mortos, mesmo que sejam muitos.
Os Airbnb's não tem camas de cuidados intensivos.
Peço que não brinquem com quem tenta se proteger, pois quem leva a mascara pode ser um doente oncológico ou himunodeprimido por outras razoes.
Por favor, viajem o menos possível.
Tenho os meus pais a viverem na zona amarela, de risco, mas ainda aonde se pode sair com muito cuidado à rua.
Eles tem a idade e factores de risco. Se acontecer alguma coisa não sei mesmo se vamos poder viajar, nós para lá ou eles para cá.
Ontem sairam para comprar uma prenda ao meu puto, que faz anos este mês. Eles não são muito de Amazon e afins, mesmo que eu queira muito ajudar nisso há uma forte resistência neles a entrar neste século. Não sei quando vamos viajar para lá outra vez. Não posso agora.
Estou triste, estou preocupada, sim.
Mas sobretudo estou zangada.
Revoltada, com a ideia rastejante que "tanto são os velhinhos os que falecem".
E ainda assim, esta é uma mentira assobiada por ali, para que o mercado não fique a perder. Não morrem somente os velhinhos. Palavra de médico.
Peço que pensem nas vossas famílias e que se zanguem (e se estiverem com vontade, que partilhem. Gostava que a minha zanga chegasse à DGS, ou até ao Primeiro Ministro).
Hoje uma amiga me perguntava sobre as notícias que vêm de Itália, assim pensei escrever isto.
Desde 21 de fevereiro, na minha terra arrebentou a bomba do coronavirus, encontrando-se o primeiro paciente a ser infectado, um homem de 38 anos, ainda a ser ventilado.
Todo este tempo e parece que cá em Portugal os serviços públicos ainda vão ter tempo até sexta feira para elaborarem um plano de contingência. Mas isso não devia existir já??
Antes podia-se dizer que os datos da China não fossem suficientes, mas a medida que os dias têm passado desde o dia 21, dava para perceber que a coisa não é coisa pouca. Estamos todos na velha Europa de confiança, certo?
Tenho publicado notícias de fontes médicas, que vou tentar resumir.
É de ontem a notícia que a taxa de mortalidade foi elevada pela OMS ao 3,4%. Como é de ontem a notícia que a primeira vitima mortal na península ibérica faleceu a 13 de Fevereiro. Esta bomba anda por aqui há muitos dias. Só não se fazem as analises suficientes para perceber quem a carrega.
Alem da elevada taxa de mortalidade, o virus é altamente contagiante. Um 20% dos infectados vem a necessitar dos cuidados intensivos (e 5% de ventilação). Isto não é uma normal gripe.
Repitam comigo: isto NÃO é uma normal gripe.
Em Itália, os hospitais das zonas mais afectadas estão a entrar em colapso, pela quantidade de pacientes a necessitarem de cuidados intensivos. As camas escasseiam e, acabados os lugares suplementares em hospitais vizinhos, os médicos vão ter de começar a escolher quem vai ser ventilado quem não, palavra dos mesmos médicos. Há pessoas nas zonas vermelhas, que deviam estar de quarentena mas andam por ali, a esquiar ou fazer rave parties.
Assim, eu peço-vos, por favor, que se zanguem.
Peço-vos que exijam que a política olhe para a ciência, antes que para o mercado. Se não conseguimos que aconteça agora, frente uma situação evidente, urgente e emergente, queremos que aconteça com o global warming (igualmente evidente, urgente e emergente, mas com os efeitos menos imediatos para alguns)?
Peço que exijam medidas de contenção verdadeiras: fechamos as cantinas das escolas, mas não as escolas? Que paninhos quentes são? E se fecharmos as escolas somente, com quem ficam os putos?
Peço que se e quando serão activadas medidas de contenção mais sérias não fujam delas.
Peço que não andem a cirandar se estão doentes; não andem a cirandar se vos mandarem ficar em casa.
Embora duvide muito que se chegue a este ponto aqui: o Capital manda mais.
O Capital fala mais alto do que uns quantos mortos, mesmo que sejam muitos.
Os Airbnb's não tem camas de cuidados intensivos.
Peço que não brinquem com quem tenta se proteger, pois quem leva a mascara pode ser um doente oncológico ou himunodeprimido por outras razoes.
Por favor, viajem o menos possível.
Tenho os meus pais a viverem na zona amarela, de risco, mas ainda aonde se pode sair com muito cuidado à rua.
Eles tem a idade e factores de risco. Se acontecer alguma coisa não sei mesmo se vamos poder viajar, nós para lá ou eles para cá.
Ontem sairam para comprar uma prenda ao meu puto, que faz anos este mês. Eles não são muito de Amazon e afins, mesmo que eu queira muito ajudar nisso há uma forte resistência neles a entrar neste século. Não sei quando vamos viajar para lá outra vez. Não posso agora.
Estou triste, estou preocupada, sim.
Mas sobretudo estou zangada.
Revoltada, com a ideia rastejante que "tanto são os velhinhos os que falecem".
E ainda assim, esta é uma mentira assobiada por ali, para que o mercado não fique a perder. Não morrem somente os velhinhos. Palavra de médico.
Peço que pensem nas vossas famílias e que se zanguem (e se estiverem com vontade, que partilhem. Gostava que a minha zanga chegasse à DGS, ou até ao Primeiro Ministro).
Monday, February 24, 2020
And so
And so there was this being, lost in the universe, born on Earth.
He thought he was the above of all creatures.
He believed other beings were born for him to eat and exploit.
He also believed in science, as long as it was not preventing him from doing whatever he wanted to, as long as science could allow him continue on his damn path.
"Science will save me from the death." thought him, the fool. "I can eat whatever I want on this planet, I can leave my shit around, whenever I want. Science will save me. I will have vaccines, cool air and fresh water, on demand, out of the blue. I will. I"
One day, noticing Earth already gave up the struggle, as she knew she would be the winner of the gran finale, Science was upset:
"Hey, you, guy. Come on, help me. Stay quiet for a bit. Stop consuming like this and stop travelling like that. Earth can't keep up with your pace, I can't either. "
"Of course, you can!"
"Nope. Believe me."
"oh, Science, you fool."
The End
He thought he was the above of all creatures.
He believed other beings were born for him to eat and exploit.
He also believed in science, as long as it was not preventing him from doing whatever he wanted to, as long as science could allow him continue on his damn path.
"Science will save me from the death." thought him, the fool. "I can eat whatever I want on this planet, I can leave my shit around, whenever I want. Science will save me. I will have vaccines, cool air and fresh water, on demand, out of the blue. I will. I"
One day, noticing Earth already gave up the struggle, as she knew she would be the winner of the gran finale, Science was upset:
"Hey, you, guy. Come on, help me. Stay quiet for a bit. Stop consuming like this and stop travelling like that. Earth can't keep up with your pace, I can't either. "
"Of course, you can!"
"Nope. Believe me."
"oh, Science, you fool."
The End
Wednesday, February 12, 2020
Ricominciamo.
Trascorso qualche tempo dall'ultima volta che io e Alice siamo andati a fisioterapia insieme, siamo tornate a vedere la fisiatra.
Ricominciamo: 20 sessioni per limare qualche assimmetria nell'andatura, dalla cintola in su, perché le gambette vanno che é uno spettacolo (e pure le manine).
Nell'attesa della visita, è stato straniante vedere come è cambiata, da allora - solo pochi mesi fa.
Come le sono cresciuti i capelli e le movenze, la personalità, le parole e l'altezza, rispetto a quella porta con le foto delle palle di pilates (pau) che lei ricordava e che voleva aprire per tornare a giocare.
Mi sono quasi commossa.
Poi, salutata la fisiatra, mi sono quasi chiesta se doveva sfiorarmi un senso di nuova resa, davanti a queste lime che continuano a presentarsi, quasi cicliche.
Invece ho scacciato il pensiero. In fondo siamo qui per dare il meglio, io per aiutarla a camminare, schiena dritta, testa alta, ora che posso.
Sempre.
E continuerà ad andare tutto meglio.
Ricominciamo: 20 sessioni per limare qualche assimmetria nell'andatura, dalla cintola in su, perché le gambette vanno che é uno spettacolo (e pure le manine).
Nell'attesa della visita, è stato straniante vedere come è cambiata, da allora - solo pochi mesi fa.
Come le sono cresciuti i capelli e le movenze, la personalità, le parole e l'altezza, rispetto a quella porta con le foto delle palle di pilates (pau) che lei ricordava e che voleva aprire per tornare a giocare.
Mi sono quasi commossa.
Poi, salutata la fisiatra, mi sono quasi chiesta se doveva sfiorarmi un senso di nuova resa, davanti a queste lime che continuano a presentarsi, quasi cicliche.
Invece ho scacciato il pensiero. In fondo siamo qui per dare il meglio, io per aiutarla a camminare, schiena dritta, testa alta, ora che posso.
Sempre.
E continuerà ad andare tutto meglio.
Labels:
eroi,
tutta la mia vita,
una buona novella
Sunday, February 2, 2020
Antropologia di una torta di compleanno.
Quella cosa d'amore che metti nel forno ogni anno per ognuno di loro e che se non lo fai tu senti un po' snaturata, comprarla fuori piás no.
Quella cosa dolce e soffice che poi, trascorsa qualche decina di minuti (o qualche manciata di mesi), sfornerai per darla al mondo che, vorace, se la papperà. E più è buona e dolce, più il mondo sarà felicissimo di fagocitarla.
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