Friday, February 13, 2015

Foto

Che cosa strana. Oggi ho finalmente portato a lavoro una foto dei miei koala senza peli, per tenerla sulla scrivania. Quei bei sorrisoni mi hanno riscaldato il cuore tutta la giornata. Ora, andando via, mi è parso così triste, abbandonare là quelle faccine, a sorridere alla sedia vuota.

Sunday, December 21, 2014

senza foto

20.12

D'ora in avanti passi più tempo nel mondo che dentro di me.

9 mesi oggi, ma niente foto. Occhi troppo rossi, nasino troppo gocciolante.
Tra il raffreddato e il febbricitante da 4 settimane. Non ne posso più io, immagino lui, piccino.

Credo che me ne fregherò della ceretta, della manicure, dei regali che mancano ancora.
Tanto il prossimo anno saremo punto e a capo.
Se i mesi scorsi sono volati, non vedo perché i prossimi dovranno comportarsi diversamente.

---
21.12

Stanotte ha messo fuori altri due denti, gli incisivi superiori laterali. Certo é che se mette fuori i denti a due alla volta, il raffreddore non glielo toglie nessuno. Altra febbre.
Vorrei dire alla mia capa che sta ancora male. Che si decida a decidere se posso evitare di fare la pausa pranzo. Stupida ora che puntualmente spendiamo per spendere nel centro commerciale dell'impresa, o per fare degli straordinari, per l'impresa.
Odio.
Odio che qualcuno mi possa dire come usare il mio tempo libero. Odio che qualcuno mi possa comandare di perdere un ora di tempo al giorno che invece potrei trascorrere con i miei figli, uno dei quali ancora poppante.
Odio che qualcun altro debba dirmi che mi devo conformare, che devo stare buona.
Zitta.
Ferma.
Aspettare che decidano.
Seduta.
Aspettare.

Aspetta.

(Piango un po'.)

Aspetta.

Vaffanculo.




Monday, December 1, 2014

(sbiavdo) natale

Un anno fa, poco più, poco meno, ero nella metro con la signorina D.
Avevamo un foglietto a quadretti con scritto il testo di Bianco Natale, che doveva imparare per la scuola. Una dei tanti compiti esotici che ci accollano, per poi dimenticarsi di chiederli.
Comunque eravamo là a cantare. La nostra vicina di sedile ci osservava rallegrata dalla scena e ci ascoltava sbigottita dalle nostre inabilità canore.
Aspettavamo Iago nella mia panciona già bella rotonda e lo coccolavamo insieme. Ieri.

Ora, si è riproposto il compito dell'anno scorso. Vai di Bianco Natale di nuovo, tanto l'anno scorso nessuno l'ha sentita (a parte il pubblico in metro).
E zuuuuuum, ecco il treno che mi passa sopra.
Ed ecco il magone, ci mancherebbe.
Arriva il natale che qui di bianco ha ben poco, forse solo le pietre della calçada. Qui in casa han deciso di montare l'albero il 28 novembre (ero in minoria). Forse lo hanno fatto segretamente per farmi abituare all'idea.
Torno a lavorare proprio sul più bello. Quando arrivano i miei, quando la signorina D inizia a stare a casa da scuola. Lei che é tanto coccola con suo fratello e comincia ad essere ribelle con me, che alle volte vesto i panni della strega e parlo (urlo?) sempre di più come mia mamma.
Torno a lavorare nel periodo dell'anno in cui la lontananza da Casa mi è più dura, allo stesso tempo in cui pare diventi sempre più difficile tornare.
Torno a lavorare ora che mister I tra un po' inizia a camminare e non voglio perdermi niente.

Penso ai mesi di questa maternità, sfogliati sul calendario, foglie cadute d'improvviso da un albero rosso.

Non sono passati.
Viaggio tra l'extrasistole e la negazione. Intanto qualcosa dentro me mi spinge a oliare le ruote della bici e preparare i motori del cervello per tornare alla routine. E lo spirto guerrier ci rema contro.
Un'automa porta il bimbo al nido per farlo abituare. Una mamma con sudori freddi, fiato corto,  palpitazioni e vie lacrimali pronte allo spruzzo, lo va a prendere.
Ho ancora due settimane. Due settimane. Due mesi. Due anni. Due vite. Che differenza fa?

Il tempo è un elastico. 
Un caleidoscopio. 
Una scatola di sardine in replica (sia la scatola che le sardine). 
Un'onda, un profumo. 
Una molla lanciata dalla cima di una scalinata.
Ne sento il peso e la libertà.

Se stessi a casa fino all'anno del piccolo allora sì che sarei felice. Forse sentirei di aver compiuto il mio dovere di mamma, un po' di più.

Farei come con la signorina D, anche se allora ero disoccupata. 8 anni fa il mio obiettivo era trovare un lavoro. E l'ho trovato. E ora? Ora che sono stata lontana dal luogo e dal modus vivendi che mi allontana da me stessa, non arriverei comunque a sentirmi incompiuta? Qual è l'obiettivo? Dove voglio andare? Cosa voglio fare da grande? I bimbi prima o poi devono andare a scuola, anche se non così presto. Poi? Sarà che solo attraverso loro riesca a sentirmi una persona piena? Beh, per il momento sì e non me ne rammarico, né mi sento diminuita.

Sono drogata di mamma-ormoni e non me ne vergogno, né voglio la rehab. Non voglio dimenticarmi i profumi di bebé mammone, di cacca-yogurtino. Voglio coccolare tutte le volte che ci va. Non voglio smettere di allattare; non voglio che il mio bimbo mangi la pappe di latte di mucche nestlémerda perché é la scuola che gliele propina... Non voglio un sacco di cose. Ora voglio fare la mamma.
Poi cresceremo, poi vorrò qualcos'altro.

Quindi? Torno? Adatto le mie NON-voglie al mondo che mi aspetta il 15 Dicembre?


Saturday, November 22, 2014

Choosy

 - adesso gioco al ristorante.

- fantastico! ho una cosa speciale da farti fare. proprio reale, da ristorante!

- oh mamma...ma io non voglio mettere a posto la mia stanza...

- quale stanza? parlavo di lavare i piatti!!!

- no. mamma, io sono quella che fa il menu e chiede (alle persone) cosa vogliono.


choosy, sta figlia


Monday, September 29, 2014

NatGeo. Come dicono quelli cool.

Momenti National Geographic.
In cucina.
Tre formiche lottano contro un vermicello prima che illo si trasformi in crisalide e poi in stupida farfalletta degli alimenti.
Per me potete perire in combattimento.
E anche male.
Vai di aspirapolvere.

Tuesday, September 23, 2014

Medio año - c'é latte e latte.

Se avete un'amica che sta allattando, datele fiducia in se stessa. Rallegratela. 
Svergognate pubblicamente chiunque provi solo a dubitare della qualità/quantità del latte materno. Economico, ecologico, a Km zero, 4x4, dosi di amore e tenerezza incontrollabili.
L'OMS incoraggia l'allattamento al seno esclusivo fino ai sei mesi e poi, introducendo i vari alimenti, fino ai due anni.
Le mamme dovrebbero essere libere di tornare a lavorare di conseguenza.

Con Dunia, la pediatra, ossessionata dalle curve di crescita, mi aveva fatto alternare il latte materno a quello artificiale, a partire dal primo mese compiuto. "Il tuo latte é povero" diceva. Stronzate. 
Forse aveva fatto male i conti, non aveva pensato alle castronerie che avevano fatto in ospedale, dove per via del biberon che le hanno somministrato senza ragione e senza permesso, la piccola non aveva avuto subito la perdita di peso considerata fisiologica, avendola invece a casa quando ho provato a darle solo il mio latte.

Che difficile. Quelle pile di biberon da sterilizzare sparsi per la cucina quando di cose da fare ne hai abbastanza. 
Fino al sesto mese le ho dato comunque un chupito di tetta (meno ti viene chiesto, meno produci).

Logistica a parte, il latte della mamma é il migliore che esista, perché si adatta alle necessità del bambino, sia in qualità che in quantità.

Il piccolo ha fatto i fatidici sei mesi sabato scorso. Ha smesso di essere un bebézinho, un piccolo bebé. 
Ora é un bebé grande che sta seduto, rotola, striscia e comincia a parlottare. 
Buoubuoubuou. 
Un po' in ritardo rispetto alla Du. Forse perché é un cucciolo di uomo e non di donna, forse perché negli ultimi mesi abbiamo girato come trottole e anche loro hanno bisogno di calma per mostrare quello che hanno imparato osservando il mondo.

Ma Olá e Mammmmmmmaaa, lo dice già da un pezzo.

Sono felice, orgogliosa, mi sento piena ed appagata. Riesco quasi a mandare giù le frustrazioni di due cesarei.
Con Iago siamo riusciti a vincere questa prima tappa.
Certo ci sono stati giorni in cui credevo di avere meno latte o che si stesse esaurendo. Paura. Poi ripensavo alle parole delle mie amiche e delle infermiere e tornavo a crederci subito.
Il piccino chiedeva solamente di più, perché ci sono giorni in cui i bimbi crescono più rapidamente.
La tetta poi risponde amorevolmente. Momenti di gioia che rimpiangerò (foto in calce).

La settimana scorsa, sono andata a trovare le colleghe. Molte, soprattutto molte mamme, osservando Iago si sono meravigliate del fatto che fosse esclusivamente allattato al seno. Troppo cicciottello e in salute. (Beh, sicuramente più rotondetto di sua sorella! tiè!)
Tante superstizioni, perpetrate dagli stessi medici, forse conniventi con chi commercia il latte in polvere. 
Ora qualcosa sta cambiando. Se vi capita, spargete la voce.

Alle donne che mi hanno sostenuto e incoraggiato devo un grazie infinite.

P.S.: alle donne che con Dunia mi avevano fatto credere che il latte servisse solo a sfamare...ecco...non so che dire. Sento come che ci abbiano rovinato la festa.


Tuesday, September 16, 2014

Così, mai. O del ritorno.

Credo di non essere mai stata tanto triste per via dell'inizio dell'anno scolastico e della necessaria e accessoria fine dell'estate.

Tornare a scuola era, in fin dei conti, sempre bello. A scuola mi divertivo: studiare mi é sempre stato facile, ero la secchiona simpatica che si impegnava per far passare anche gli altri.
Con alcuni distinguo per non scivolare nel buonismo o nello scurdammoce 'o passato, volevo un gran bene ai miei compagni e sentivo che anche loro ne volevano a me.  Ricordo ancora delle bacinelle di lacrime che ho versato insieme all'E., l'ultimo giorno di 5ª superiore.

Ieri la signorina è tornata a scuola, apriti cielo.
Approfitto del sonno mattutino dei masculi, per aggiornare l'etere con i miei appunti serali degli ultimi giorni. Avere il computer disponibile ed averlo da sola è cosa rara di 'sti tempi.

---

Mercoledì, 10 settembre  

L'ultima luna dell'estate è entrata oggi nella sua fase calante e tra cinque giorni inzia un nuovo anno per la scuola pubblica portoghese. Visto che di matite e penne ce ne sono abbastanza in casa, tutto sommato il materiale scolastico da comprare si circoscrive ai vari repellenti e shampoo antipidocchi (e qualche testa d'aglio d'ordinanza contro vampiri e malocchi).

La piccola non dorme ancora nella stanza accanto, la sento tintinnare i suoi campanellini appesi alla cavigliera che le hanno regalato mentre eravamo in campeggio.

Note to self: Mai più in campeggio con un bambino tanto piccolo, per di più con una virosi intestinale. (Ci sarà ancora un bambino tanto piccolo nella mia vita?)

L'infante impannolato mi dorme accanto, girato sul fianco, in barba all'ultima corrente di pensiero che vorrebbe che i bebè dormano a pancia in sù, un braccio così e uno cosà, la testina pomì.

Con Dunia usavo metodi contenitivi per mantenerla nella posizione canonica, che otto anni fa consisteva esattamente in quella adottata ora da Iago, che di cilindri costrittivi e coperte a mò di fascia non ne vuole sapere. Lei invece adorava sentirsi sicura, abbracciata.
Che due tipi! Continuo a credere che tutto dipenda dal trattamento estremamente diverso che hanno avuto durante le prime ore di vita extrauterina. Dunia, senza ragione allontanata da me per quasi 15 ore, obbligata senza necessità a nutrirsi al biberon. Iago, immediatamente tra mie braccia, subito dopo la sutura.

La gatta, scaldandomi la pianta dei piedi, alterna la vigilia al dormiveglia, ancora con il collarino che mister le ha comprato, caso si fosse persa mentre eravamo in vacanza. Non le abbiamo ancora tolto il sonaglio (che credo fermamente conduca i felini alla pazzia) così, per il momento, abbiamo due signorine a tintinnare per casa.

Insomma. Bam! Ho ancora tre mesi di maternità ultrasottopagata ma ciao estate. Ieri buttavo giù i miei piani per la stagione, qui e . Ed ora, finito tutto.
Mi trovo ad incazzarmi perché tante persone vicine danno per scontato che io mi comporti in un certo modo, che tre settimane in Italia mi bastino e poi, via a far quello e quell'altro.
Quando avrei potuto decidere diversamente: tre mesi in Italì e vaffanculo.
La parola magica é: decidere.
Sono io stessa a darmi per scontata, a stare nella mia posizione, alternando il mio grembiulino da massaia al mio contrattino di lavoro (uh, vero...rinnovato...per un altro periodo a termine).
Mi resta il rimpianto per aver fatto quello che gli altri, compagno e nonne in promo luogo, si aspettavano che facessi. Senza pensare bene a quello che io volessi e decidere di conseguenza.

Cazzo, Anna, da quanto tempo aspettavi un occasione così? Per poter capire effettivamente com'è il quotidiano della vita che hai lasciato. E per poi poter decidere di nuovo, cosa è effettivamente meglio per te.

Certo è che se fossi rimasta tre mesi, col cavolo che bastavano i fiori di Bach per rimettermi sull'aereo.

Tutto sommato è un patto tacito che facciamo in primo luogo con noi stessi, quello che ci fa stare al "nostro" posto. Tutti i cazzo di giorni.
Geograficamente, questo è un posto degno solo quando si sta in ferie, godendo l'uno dell'altro, stando insieme. Ora che sono terminate, aiuto (per non esclamare ancora "cazzo!!").

---

Sabato, 13 settembre

Iago ha ancora solo pochissimi dei tanti capelli con cui è sbucato fuori da me. Sul cume della testa ne avrà al massimo una decina che si notano ormai solo al tatto, ben più lunghi degli altri che stanno crescendo forti, ma comunque biondicci.

Come tutti i giorni siamo passati davanti alla scuola di Dunia. Era ieri che la sono andata a prendere l'ultimo giorno dall'a.s. 2013-2014.
Il futuro, prima di avvenire, sembra sempre così lontano. Invece.
Quando Dunia è nata pensavo: "C'è tempo. Nel 2012 andrà a scuola; io avrò 32 anni." C'é tempo, mi ripetevo.

Nel 2012 c'è stato il terremoto a Ferrara; Dunia ha visto le montagne, quelle vere, per la prima volta; la mia amica T. ha conosciuto i miei amici di sempre. Che altro?
Il 2012 è ormai passato da un pezzo.

Ho persino vividi ricordi di quanto nel passato ho immaginato essere il futuro. Di particolari mai verificatisi. Di una Dunia con le treccine, seduta a disegnare con me, alla tavola illuminata dai finestroni della sala della nostra prima casa, a Monte Abraão. Dei suoi piedini a penzoloni, dondolanti da una sedia che probabilmente non é mai esistita.
Avrò tra i milioni di foto che ho scattato alla piccina, un'immagine reale dei suoi piedini a penzoloni? Me lo domando ora, che non sono più piedini (porta il 34!) e che non penzolano più.

E d'altro canto ora con Iago rivivo momenti, di lei piccina, con me.
Perchè certi ricordi, capaci di riempirci il cuore di panna e nutella, non sono sempre vividi e a portata di mano? Come se invece di essere sul desktop del nostro cervello, fossero stati infilati per una svista in una cartella smarrita, mimetizzata a sua volta, tra altre sottocartelle senza nome?
A volte sul desktop abbiamo cose davvero ridondanti, poco interessanti e inutili. Abbiamo sicuramente la spazzatura, che di rado svuotiamo.

Tutto questo turbinio di files sparsi e trovabili solo con la ricerca avanzata, nonostante la nostra mania di frazionare il tempo in ordinate ore, settimane, anni, mi fa cercare di stringere a me ogni istante, con morbosa e insana forza, con l'assurdo risultato di avere già nostalgia di qualcosa che non è ancora finito.
Sono ancora a casa con il piccolo formaggio profumello, ma temo già il momento del distacco, a dicembre.
...è un po' come la ritrita storiella della sabbia, che più saldamente la stringi nel pugno, più rapidamente ti fugge dalle mani.

Il male oscuro di cui soffro sono vari, in realtà. Curatemi. Ditemi che sarà bellissimo tornare a lavorare, quando mi sto arrovellando il cervello per cercare di non farlo.

---
Praia da Vieirinha, Porto Côvo, Portugal - 7 Settembre 2014, al tramonto.

Cara estate 2014, sei stata bella. Bellissima, forse la più bella di tutte. Altroché miss.
Forse perchè, mai come ora, sono stata coscente della tua fine.
Un estate escatologica, tanto per fare la secchiona.

Saturday, August 2, 2014

Piccoli grazie

numi, cieli profondi, grazie per questi teneri minuti noi tre insieme nel lettone.

Tuesday, July 29, 2014

Saggezza

Casa di vacanza.
seduto sul mio stomaco, pensando al futuro, gli ho chiesto varie volte come si fa a fermare il tempo.
Ha sorriso. Varie volte.
Alla mio insistere ha ruttato. Due.
Poi un petino.
Mamma, noi piccini siamo saggi. Evinci tu.

Wednesday, July 16, 2014

Naufragar m'è dolce

Al bar, l'espresso d'orzo e le bustine sempre disponibili di zucchero scuro.
Le pere abate e i fiori di zucca.
I bambini delle scuole negli orti di montagna e l'orto di mia mamma.

La mia stanza di ragazzina.
Lo zio. I miei genitori. Il mio peloso Giulio che quest'anno ha cambiato la voce.
Ciò che non so se troverò alla prossima.
Ora il salutarsi non é più tanto leggero. A volte mi trovo a salutare pensando non si sa mai.

Gli amici che non ho visto questa volta e quelli che non vedo da anni.
Quelli che vedo sempre. I loro bimbi.
Piccole saggezze che ho lasciato indietro e mi vengono ricordate. Memorie di me. Loro la mia storia la sanno.

Il pesce fresco.
L'aria pulita dell'Oceano, carica di sale nel suo prenderti, che mi fa belli i capelli, o almeno credo io.
I bambini degli asili in fila con il secchiello e il cappellino.
I bagnini che dicono bom dia! con un generoso sorriso.

La mia micia nera.
La grande famiglia, tutta intera.

Le mie compagne di lotta alla nostalgia (che di saudade mi sono rotta), che sanno come si vive, quando si è sempre a metà. I loro bimbi.

Il continuo interrogarsi su cosa hai preso, perso e dato. Quanto continui a perdere, prendere, dare.
E i miei bimbi. Appena ci penso, torno tutta intera.

Sunday, June 22, 2014

Cul da sposa

Sferzata di positività delle 18:15 GMT:
non sono grassa.
ho solo un bassopadano e rispettevolissimo delle mie radici "cul da sposa" senza aver speso niente per il matrimonio.

Saturday, June 14, 2014

Salutare é salutare.

Il momento in cui saluti cordialmente il vicino: "olá, A***, tudo bem?". Non lo avessi salutato, probabilmente non ti avrebbe visto. Ma ci tieni al buon vicinato.
L'infelice momento, il seguente, in cui ti rendi conto del tuo outfit: canottiera nera tirata sù in sottozinna, con opportuno reggiseno bianco da allattamento con spallina grossa in vista. Burza quasi in pan-dan con il reggiseno, gonna dell'anteguerra, spostata fin sottopelo per prendere meglio il sole, che ogni minuto è buono. Bogni freschi di spremitura e mollettina kitty a completare l'opera.
Lesson learnt: Mai essere educate quando si stende e ci sono 36°...poi se hai appena steso un babydoll ghepardato ancora peggio.

Sunday, June 8, 2014

Tic Toc. Tac. Matematico.

Ho fatto i conti e deve per forza esserci stato un momento in cui ho acquistato un biglietto di sola andata. Matematico.

Pensandoci bene, credo che sia stato quando aspettavo la Dú.

Ora la mia stanza odora di pannolini usati; fondamentalmente di cacca di piccolo.
Una cacca che non sa ancora di cacca, ma di latte di mamma. Profuma quasi.

10 anni e 1 giorno fa mi diceva per la prima volta ti amo.
Cose che non si sentono tutti i giorni, né mesi, credo. Ma vale lo stesso, suppongo.

Mi crogiolo nella tenerezza dell'allattare, del parlottare, dello smerdare, dell'abbracciare, del leggere un libro, dell'accarezzare la loro fronte bombata e baciarli sul viso. Non voglio smettere.

Mi incazzo con i miei rimproveri, il mio sbuffare, il mio tendermi come una corda di violino, i libri che le ho comprato ma che non abbiamo ancora letto insieme. Con me. Mi sembra di non riuscire a smettere.

Mi scuso: la stanchezza, il tempo, sai. Domani.
Vorrei fare di più ed essere di meno. La mia piccina. Il mio nanetto.

Penso a mia mamma. A come doveva essere con me bebé. Penso a mio fratello, uno dei miei primi ricordi. Penso a mio padre. Alle mie scelte e alle loro.
Rapidi trascorrono i minuti e gli anni.

L'orologio delle età di nonni e nipoti scappa veloce e io vorrei godermeli, nonni e nipoti.
Arrivo. Torno.

E voglio arrivare ancora tante e tante volte.






Tuesday, April 22, 2014

Consigli pratici - cose veramente vere -

Cose a cui pensare quando si visita un bebé (e la sua mamma).

Il contenuto di questo post si basa su fatti reali. Esperienze condensate di due post-parto vissuti a distanza di otto anni l'uno dall'altro.
Ammesso e non concesso che i coinvolti leggano qui, prego coloro che si considereranno tali di non prendersela male. Se non ho parlato al momento dei fatti, é stato forse per stanchezza o per esasperazione - leggi: se avessi parlato avrei ucciso ;).


1) Un bebé é un essere tutto sommato abbastanza fragile.
Soprattutto quando abbiamo a che fare con un neonato.
Lo dice la parola stessa: neo nato. In portoghese recém-nascido (vuol dire nato di recente). Quindi pensate.
Prima era in un posto bello, caldo, protetto da tutto. Senza batteri e sostanze chimiche (escluse quelle che la mamma assume o a cui si espone, volente o nolente).
Quindi, quando arrivate sul luogo della visita, prima di toccare il bebé, andate a lavarvi le mani.

Anche se vi siete lavati le mani prima di uscire da casa vostra o dal caffé, avete poi toccato cose sporche: nella metropolitana, il corrimano delle scale, la maniglia del portone, la sigaretta che avete fumato, il volante della macchina, le chiavi...(devo veramente continuare?)

Qui in Portogallo almeno c'é la mania di toccare le manine dei bebé (che adorano succhiare le manine) e a volte di toccarli proprio in bocca o vicino alla bocca.
Che il bebé abbia gli anticorpi della mamma e che la vitamina M faccia bene, ok.
Però ci vuole buon senso, cazzo.
A una mamma le monta la carogna e si chiedono perchè.

Visti su questi schermi: branco di giovincelli viene a trovarci e non si lava le mani correndo a toccare quelle della piccola: laDu, al terzo giorno in casa, aveva una congiuntivite da panico.

2) L'allattamento é un momento intimo.
Se la mamma sente il bisogno di starsene in disparte intanto che allatta sono un po' affari suoi e nessuno si deve prendere la briga di criticarla (ipse dixit: l'Anna ha delle manie) e nemmeno di seguirla nella stanza dove ha deciso di allattare.
Può non piacerle esporre le sue tette, avere freddo/caldo, aver bisogno di rilassarsi e stare tranquilla un attimo, o avere capito che il piccolo stesso si sente importunato (dalle voci, dal troppo profumo che avete messo) e non mangia come si deve, poi dopo 5 minuti rompe i coglioni di nuovo; oppure ingurgita troppa aria e poi sono cazzi dei genitori che devono addormentare il virgulto sofferente con il pancino gonfio.


Magari la mamma se la sente di stare anche in mezzo agli altri, coprendosi lo stesso le tette.

Mi sono capitate situazioni in cui vengono a scoprire il bebé avvolto nella copertina e lo fissano (o meglio, ci fissano...perchè é tanto tenero vedere un bambino nel mezzo della sua poppata...sì, certo. Lo é!) o lo toccano in strani modi (chissà magari se tocco anche io il bambino, lui magicamente si calma?), oppure mi si mettano a dare consigli su come fare, come mettere la tetta, le dita, le mani, sù-giù, destra-sinistra-di lato (vedi punto 3).
Ah, ci sono anche i telepatici. Dall'espressione del viso del bimbo sentenziano sulla qualità del latte. Speciali.

Visti su questi schermi: Iago lascia la tetta, ormai sazio. La magica maglietta da allattamento si chiude a sipario sul capezzolo ma....ahinoi! la telepatica zia si prende la briga di venirmi a scoprire perché il bambino avrebbe potuto succhiare il tessuto.
Dramma, meglio intervenire e chessenefotta lo spazio prossemico di questo mammifero.
Non ho resistito e ho urlato. Chiedo venia.

3) La maternità é oggigiorno un evento decisamente ospedalizzato.
La mamma, già in ospedale riceve tonnellate di informazioni, da aggiungere a quelle che ha ottenuto dalle infermiere e dai medici durante la gravidanza e a quanto ha letto su internet perchè era curiosa o perchè é ipocondriaca (sono sempre i famosi affari suoi).
Quindi, se la mamma stessa non vi chiede un'opinione, non frastornatela con i vs. consigli che é un po' ridondante (sopratutto se siamo al secondogenito). Poi le mode e i consigli cambiano a ogni giro di boa...e lei é un po' stufa di ripetere perché adesso i bambini si mettono a dormire così e non cosà...insomma parliamo d'altro. Parlatele d'altro: cosa succede nel mondo dei grandi senza orsetti rosa?

4) Una mamma non ha tempo.
Non ci rimanete male se, durante la visita, la mamma non vi dà molto spazio o se trovate a casa altri amici. Non è che lei non vi voglia più bene come prima, ma è il piccino a dettare legge.
I ritmi della mamma non esistono più. Non vi chiederà se avete sete o fame. Servitevi. Lei vi vuole bene.
Se volete rimanere a cena, prendete in mano la pentola. La mamma vi amerà.







Tuesday, March 11, 2014

dai, vieni fuori (una storia piccolina)

Bisogna che mi separi anche da questa pancia.
Non può durare in eterno.
Viva, piccola, grande, rotonda, liscia, ballerina, rosa maracas.

Che mi fa sentire importante. Che mi fa sentire bene.
Che mi pesa, mi stanca, mi soffoca gli organi.
Che mi mette al centro: tutto ruota intorno al mio ombelico.
Che mi fa enormemente bella.

Ci sono già passata, passerà.

La differenza é che credo che questa sarà l'ultima volta, di dover lievitare e poi di doversi separare.
Perchè i soldi fanno un po' di felicità. O almeno qualche attacco di salute e qualche Kg di cultura.

***

Dai Iago, vieni fuori, è ora. Si fa tardi e non voglio tagliarmi.

Mi mancheranno le tue gambette e le tue manine, i bacini e le manine più grandi di tua sorella.
I vostri incontri tattili sulla mia pelle.
Mamma interfaccia. III millennio.

Ma giocare insieme qui fuori é molto più bello. Vedrai.
Mi mancherai qui dentro a coccolarmi.
Non vedo l'ora di vederti.


Andrà tutto bene.


Andrà anche quando tra alcuni anni ti accompagnerò a letto e mi chiederò perchè non posso tenerti sveglio con me.
Mentre dormi, ti verrò a coprire e ad accarezzare la fronte. Cercherò nel tuo volto gli stessi lineamenti della primissima infanzia.
Penserò: "Che si fotta la scuola omologatrice. Non ti insegna una mazza. Voglio che continui diverso. Mi manchi e non è giusto."


Ma poi la mattina ti dovrò svegliare, che a scuola ci devi andare. Dovrò fingere di crederci.
E poi magari ti urlerò contro perchè sei un pigrone e ti prenderò in giro perchè lavi la faccia con i mignoli.

Sarà così perchè é quel che succede ora. Solo che questo piccolo male non passa mai.

Dai, vieni fuori, che lei é brava. Non sai la pazienza che ha.
Meno male che c'era lei a raccontarci i libri, in questi mesi, in cui faticavo, con quella cosa che ti sconquassava tutto e che si chiama tosse. Che sono anche abbastanza comunicativa, ma mica ce la facevo. Ora legge benissimo anche se di molte parole non sa ancora il significato perchè quando me lo chiedeva, io mi ero già addormentata. Non faceva in tempo a cercare di svegliarmi e a ripetermi la domanda che mi ero già riaddormentata, con la abat-jour accesa.

Dai, vieni fuori, che ora viene la bella stagione. Poi ci mettiamo sulla sedia a dondolo nella sua stanza e finiamo tutte le storie che sono rimaste a metà, mentre tu e lei vi accoccolate sonnacchiosi.
Apriremo le finestre per lasciare entrare l'estate e i rumori della strada quando le scuole sono chiuse.

Dai, vieni fuori, che anche il papà é diventato un esperto.

Andrà tutto bene.
Alla fine il punto è salutarsi tutti i giorni con l'amore che si deve.

***


On Children

Your children are not your children.
They are the sons and daughters of Life's longing for itself.
They come through you but not from you,
And though they are with you yet they belong not to you.

You may give them your love but not your thoughts,
For they have their own thoughts.
You may house their bodies but not their souls,
For their souls dwell in the house of tomorrow,
which you cannot visit, not even in your dreams.
You may strive to be like them,
but seek not to make them like you.
For life goes not backward nor tarries with yesterday.
You are the bows from which your children
as living arrows are sent forth.
The archer sees the mark upon the path of the infinite,
and He bends you with His might
that His arrows may go swift and far.
Let your bending in the archer's hand be for gladness;
For even as He loves the arrow that flies,
so He loves also the bow that is stable.
 Kahlil Gibran (The Prophet)