Monday, November 29, 2010

del gas, della comunicazione scuola-famiglia, della tredicesima

Fa un freddo boia nelle case portoghesi.
E proprio nel momento di freddo absolut, tipo vodka all'uscita del congelatore, ecco che finisce la bombola del gas.
(Non è proprio che finisce. Semplicemente termina di avere una quantità tale che permetta alla pressione del gas stesso di raggiungere il boiler.)

L'Annina non si dà (mai!) per vinta e decide di terminare totalmente il gas, mettendosi ai fornelli e cucinando tutto il contenuto del frigorifero in procinto ad andare in malora...
E ha cucinato tanto e tanto che tutta la roba stesa, a finire eroicamente di asciugarsi facendo fronte all'umidità domestica che trasuda dalle pareti, ha assunto un odore dolciastro di torta allo yogurt e di agro tipo zuppa di cipolla (n.3 cipolle, n.3 patate, n.2 rape, n.6 spicchi d'aglio).

Oggi sentivo la presenza dei miei piatti nel maglione, che quasi sembrava di porcellana, mentre ero imbarazzantemente al lavoro.

Sempre ieri, domenica, per rimanere in tema culinario, il mio agrodolce rincasa e da brava massaia avviso della mancanza di energie rinnovabili solo attraverso pagamento di 20 eipos a bombola. "Chiama i signori del gas, domattina"

Col cazzo. Impossibilitata di contattare il mio agrodolce, chiamo i signori del gas, trenta secondi fa. "No, nessuna prenotazione a vostro nome. Domani mattina? Nonseneparlaproprio, siamo già pieni a quest'ora per domani. Mercoledì. - tututututututu"

***

Da un mese si profila all'orizzonte la festa di Natale alla scuola del virgulto.
Me ne avevano parlato come di una graaaande festona con tutte le classi et rutilantis cazzis varis.
Alle varie riunioni ci hanno fatto sempre la sega della comunicazione Scuola-Famiglia. Che bisogna essere un unicum (non l'amaro) di gestione delle situazioni. Che i figli devono anche imparare ad essere gli intermediari delle informazioni che ci si possono scambiare....bla bla bla...splash (...)
- Secondo quanto riportato dalla mia piccola messaggera, la festa sarà il 14 prossimo venturo.
Il quattordici è un martedì.
Il quattordici non è di conseguenza un sabato (scusate la menagrama ridondanza).
Stasera, mentre aspettavo la Du nella sala dove consegnano i bambini, una signora ha chiesto all'addetta: "Ma la festa?" "Cominciano il 14"
...L'Annina si lascia scappare con fare Poirot: "ah, allora è vero" (le avevo già chiesto la stessa cosa 5 giorni fa e aveva risposto che non ne sapeva nulla).
Addetta: "Cominciano, non vuol dire che siaa..."
A: "perchè non sabato??"
Altra mamma: "Sì, ecco, il martedì è un po' un brutto giorno..."
A: "No, non è un po' un brutto giorno. È molto un brutto giorno! Il 14 é infrasettimana. Come potete pretendere che i genitori si prendano pomeriggi liberi dal lavoro?"
Addetta: "eh, ma iniziano dal 14...un giorno i bambini di tre anni, un giorno quelli di quattro - alla faccia della graaande festa - ...ma se non va bene il giorno allora dovete parlare con la direzione"

Stucazzu la direzione! Ci comunico io con la direzione.

Stamattina pioveva a dirotto, ho messo le scarpine da ginnastica nello zaino della Du ...e queste le hanno detto che non avevano tempo di cambiarle le scarpe e le hanno fatto fare ginnastica con le galosce, tipo Robocop. E la piccola messaggera, che come visto dice sempre la verità, glielo aveva detto; "perchè mamma non mi puoi mandare a scuola con la cintura, perchè non hanno tempo di tirarmi giù le braghe".
Io voglio una circolare per tutte ste cazzate e per tutti gli avvisi, con anticipo. O altrimenti invio un bestemmione tramite figlia.
Alla faccia della scuola cattolica.

***

Wow...la tredicesima! E ho quasi sistemato tutti i miei (pochi) regali. Alla faccia del commesso del supermercato nel centro del ghetto che mi guardava mestamente quando mi ha presentato il conto.
Ah...il collaudo. Ah...la marmitta rotta, proprio in tempo per doverla aggiustare subito.
Ah...la padrona di casa: "Sim, menina Anna, la chiamo per l'affitto. Dobbiamo incrementare l'affitto secondo il tasso di inflazione...." "Signora sono in metro. Mi chiami dopo, si?"
Ah...il cazzo della e-bolletta della luce, impagabile, il codice non funziona. E ormai é scaduta...e arriverà la multa.

Meno male che c'é la tredicesima.
E che da dopodomani sono ufficialmente disoccupata.
Ufficiosamente no.
Aspettiamo un nuovo contratto, più capestro di prima.

***

Poc'anzi filosofavo con la Giulia: forse é il fato che mi manda queste piccole cose per farmi urlare un canchero una tantum, giusto per propormi un'ironica valvola di sfogo per i grandi massimi sistemi che mi prosciugano l'olio degli ingranaggi.


Monday, November 8, 2010

L'utero è nostro e il segreto della vita

Preludio: laDu sa che i bambini nascono nella pancia delle mamme. Nella, non dalla.

Iersera a cena. Dialogo a due.
"Mamá, os manos? Quando?" (Mamma, i fratellini? Quando?)
"Devi parlare con papà, perché per me okkei"
- Quasi sdegnata, accigliata - "O que é que o pai vai fazer em relação a isso?" (Cosa c'entra il papá? Cosa deve fare?)
"Eh, amore, il papá deve dare una sementinha alla mamma, per metterlo nella barriga"
"Uma semente?"
"Sì tesoro, sennò mica vengono fuori i fratellini. Anche tu sei nata così. Con un semino che il papà ha dato alla mamma"
"Então eu vou falar com o pai" (Allora ci parlo io con il papà) - con fare tranquillizatore -
"...Mas vou dizer-lhe para te dar quatro sementinhas" - sorridendo.


"Du, come pensi che la mamma ce la faccia con quattro, dove me li metto quattro fratellini tutti in una volta sola?"
- Guardando la mia pancia da sopra gli occhiali, concentrandosi nella logistica ma contenendosi dal dire che è grande (penso), timida..."Bé, vais por um ali, outro aqui, outro ali e outro aqui" - indicando con la forchetta.
"No amore, é molta fatica...un semino per volta basta e avanza...poi come fai anche tu a sopportare la mamma?"

Friday, November 5, 2010

Talis mater

Anche se ieri alle sei di sera ero ancora in giro in spadina (o in maniche di camicia), il periodo natalizio é avviato in tutti i negozi, e anche nei supermercati sono tutti più buoni.
Tanto buoni che vendono i gianduiotti!

Emozionata, ne ho portato a casa una scatola.


Così, ieri sera ho fatto provare alla Du il suo primo cioccolattino alla nocciola. Ho scartato il prisma arrotondato e arrotolato nella stagnola dorata e gliel'ho dato.

"mmmmmmmm, é mmmmmmesmooo booooooommmmmmm mamá", diceva con aria soddisfatta, biascicando i bocconi di cielo e lasciando sciogliere il resto nella manina che sempre meno "ina" è.

"Quero mais" e le ho dato il secondo.
Le luccicavano gli occhioni...che tenera.
Come mi somiglia.

Come coltivare i vizi, sin da piccini.

E mettiamoci pure l'autoillusionismo.

Ballavamo in sala, qualche giorno fa, facendo il baffo alla malinconia di Cesária Evora.

Mi sono fermata davanti allo specchio e, come tante volte faccio, mi sono massaggiata disgustata la panza e ho detto: "Dudú, la mamma deve proprio dimagrire".
Poi l'ho presa in braccio. Lei sorridendo a abbracciandomi mi ha detto "Mas não, mamá. Tu tás muito bem assim como estás...Assim tás bonita. Se não ficavas demasiado magrinha, não achas?" (Ma no, mamma. Tu stai molto bene come sei...Così sei bella. Altrimenti saresti troppo magrolina, non trovi?)

Una storia d'amore.
E io mi sciolgo come un gianduiotto in una manina di bimba.

Friday, October 15, 2010

Morale della favola

Stamattina mi truccavo. Sì, mi trucco.

D: "mamá, eu também quero!"
A: "No, amore, non puoi...2
D: "Pk?"
A: "Perché questa é una cosa da vecchie...!"
D: "Mas mamá, tu és uma menina! Uma rapariga! Uma menina!" (Ma mamma, tu sei una bambina! Una ragazza! Una bambina!)

Morale della favola: più giovane é la mamma, più la figlia evita di dire "ma io sono graaaande".

Friday, September 17, 2010

Lapsus

riprendendo in mano il libro Pinocchio regalato dagli zii Silvia e Cruz "ehmmm, Du...dove eravamo rimaste? ah siii! eravamo rimaste a Pinocchio che diceva una bugia e gli si allungava il ca...ehm...il naso" - dei lapsus veramente veri

Tuesday, August 31, 2010

the Lisbon Witch Project

Bene, ho trent'anni.

Sono ottimista, non come a quello della pubblicità che gli cacano in faccia i piccioni, nel senso che il prossimo decennio prenderò decisioni sofferte come quelle del decennio passato. Ma soffrirò meno.

Se tutte le volte ho accarezzato e abbracciato passionalmente la soglia del mio dolore, ora il limite di sopportazione scenderà di brutto.

E abbraccierò passionalmente me stessa, altrimenti mi vengono le rughe e poi nessuno mi direbbe più che ho la pelle come il culo di un bambino e quelli delle promozioni bancarie che mi chiedono se ho meno di venticinque anni alla porta del supermercato, per discernere se ammorbarmi o no, non crederebbero più alle mie bugie non premeditate.

Che il prossimo mio tema, perché diventerò una strega.
Altrimenti la mia dolce apprendista potrebbe soffrirne molto.
Sarò acida come uno yogurt al limone. E per farmi bella mi iscrivo a yoga. Promesso.

Saturday, August 28, 2010

los malos amantes

Quelli che non ci sono mai e quelli che ci sarebbero dovuti essere.
Quelli che non ci sono mai, ma vogliono che ci stia.
Quelli che fan finta che non ci sia.

Quelli che non chiedono mai "come stai?"

Quelli che hai un piede nudo e sexy che penzola dal sofà, quasi accanto al loro viso, e non lo afferrano manco per sogno. E non che puzzi. Ma c'è la TV.

Quelli che non parlano e quelli che parlano troppo.
Quelli che parlano a vanvera.

Quelli senza fantasia.

Quelli che non sono un amico.
Quelli che lasciano la luce e il led accesi, anche se non ce n'è bisogno.

Quelli del "faccio tutto io" ma poi "avresti dovuto farlo tu".
Quelli che puntano il dito dietro cui si nascondono.

Quelli che lasciano la donna ad addormentarsi da sola.
Quelli che la lasciano a svegliarsi da sola.
Quelli che la svegliano perché "vediamo se ci sta".

Quelli che "Mammina mia".
Quelli che non vogliono imparare.
Quelli che son sempre fuori.
Quelli che non vogliono uscire.
Quelli che non vogliono cucinare.

Quelli che non sanno cucinare.
Quelli che non sanno aspettare.
Quelli che sanno picchiare. Magari non picchiano la propria donna, ma picchian qualcun altro.

Quelli che non sanno avere coraggio di andare fino in fondo.

Quelli del legittimo sospetto.
Quelli della bugia premeditata.
Quelli del "é colpa tua"

Quelli che si scordano di dare un bacio.
Quelli che piangi e si incazzano. E girano le spalle. E vanno via.

Quelli che visibilmente hai bisogno di un abbraccio, non costa niente, ma "visto che non te lo meriti, lo devi chiedere".

Quelli, che se ne vadano affanculo.

Friday, August 27, 2010

Wendy vuole cambiare stanza

"Peter Pan è una specie di genietto dei bambini, incaricato di farli divertire fino a che essi non diventano grandi. [...] Peter si accorse di aver perso la sua ombra. [...] Non fu facile per Peter riacchiappare la propria ombra, ma infine ci riuscì, non senza aver svegliato, nel trambusto, Wendy, che gliela ricucì al corpo [...] Più di tutti era contenta Wendy, perché se egli fosse venuto la sera dopo non lo avrebbe visto, dovendo cambiar stanza e diventare grande.
- Diventar grande? - trasalì Peter che non poteva udir peggiori parole perché poteva giocare solo con i bambini. - Ti prego, rimani bambina!
- E come è possibile - chiese Wendy stupita.
- Venendo con me all'Isolachenoncè, dove nessuno può crescere.
- Oh, Peter! - esclamò Wendy, entusiasta di quella proposta. - Sono tanto felice che vorrei darti un bacio!"

da Peter Pan, ed. Arnoldo Mondadori Editore - Disney, 1983

Friday, August 13, 2010

nel nome della lei

Non una bella giornata. Alla fine é venerdi 13: fuori dall'Italia, porta sfiga.

1) Ambasciata d'Italia a Lisbona, ore 9.

A: "salve, ho la carta d'identità scaduta" - altre parole, giustificazione sommaria.
Addetto ufficio consolare: "la sua carta é un po' distrutta" (é appena un po' strappata sulla piega) "vediamo se possiamo rinnovarla"
A: "sa, ho una figlia" - la giustificazione sommaria continua, voglia zero. L'AUC si allontana per vedere i registri, torna dopo qualche minuto con la collega che sembra saperne a pacchi.
Collega che sembra saperne a pacchi: "Lei ha una figlia minore?"
A: "Sì" - occhei, non sono più un fiorellino, ma maggiorenne sicuramente NO!
CCSSAP: "allora se vuole la carta valida per l'espatrio" - siamo in Portogallo, chiaro che la voglio per l'espatrio! - "ci vuole il consenso del padre si sua figlia"
A: "per la MIA carta di identità ci vuole il consenso del padre di mia figlia???" - attonita, disgustata e un po' stomp, tipo Lucio Dalla.
CCSSAP: "Sì, secondo una legge italiana del '67, perché lei potrebbe lasciare il Paese, con sua figlia"
A: "ma io sono madre solteira!"
CCSSAP: "lo stesso"
A: "allora perché devo spendere 8 euro dal notaio tutte le volte che voglio viaggiare da sola con mia figlia per il nulla osta del padre?"
CCSSAP: "legge portoghese, e comunque dipende dalla compagnia aerea"

Mi sono sentita lesissima nel mio diritto di avere una identità.
L'Anna è Sin Papel perché deve far firmare delle carte al suo compagno, e per fortuna che lo é.
Ci si figuri se per caso non lo fosse e mi volesse fottere l'esistenza.



2) Ufficio, ore 16.30

Tutti nel dipartimento riceviamo una lettera definendo la fine del nostro contratto di lavoro, a norma di legge.

Termine fissato per Anna Rossi: 30 novembre p.v.

Firmato: PonzioP.
Controfirmato: AMRossi

Capa: "Questa firma é uguale a quella che hai sul documento di identità?"
A: "Io non ho un documento di identità valido"
C: "Vabbé, se poi alle Risorse umane non va bene, te ne chiediamo un'altra"
A: "Vabbé"

Lacrime amare.

Thursday, July 29, 2010

quasid'Agosto

Ieri suona, subito dopo cena.
Leggo sul visore +390532...potrei anche sporgermi dalla finestra e cominciare a raccontare alla mamma le ultime dal fronte.
È papà: "vado in ferie, non so cosa farò, adesso sono in una fase che non faccio programmi..."
E capirai. "Sono andato a Spina a passeggiare, qui l'acqua è calma ed era anche pulita."
Certo, non è ancora agosto. Agosto. Moglie mia.

"Papà, sto bene, c'è caldissimo, la casa è un forno...si, lo so. NO, l'aria condizionata non la voglio accendere, almeno non ho fame, a parte oggi che ero affamatissima."
"Ti passo la mamma", la Du chiude gli occhi pianino pianino, stesa sul divano. Sfilo la gonna. Più che sfilarla, la striscio arrotolata sui fianchi umidi. Gniiiick.

"Sai Anna, l'orto chiede lavoro, ma se si vuole prendere bisogna dare e io do tanto, ma ho la verdura fresca tutti i giorni. Oggi ho portato a casa tanti fiori di zucc* e ti ho pensato tanto, tanto, perché so che li adori"
"MMMMmmm..." vedo la mamma cucinarmi i fiori di zucca, che in realtà son di zucchina, che li frigge, per ME.

"Sto ridipingendo i termosifoni. È da quando abbiam pesso a posto la casa, 15 anni fa (14 ndr) che non facciam niente, ormai fanno schifo di nuovo"
"MMMMmmm..." vedo la mia casa (sì, casa mia) semivuota, ascolto il verso dei grilli e delle cicale, che si crogiolano nella coltre umida del caldo del Po. Annuso l'aria, cercando quel particolare odore di tinta fresca, mascolato con quell'odore di Agosto a Ferrara, quando ancora lo zuccherificio non ha cominciato a pompare la sua puzza che il vento sputa intermittente sulla città.
La tinta qui ha un odore diverso.

Trattengo le fosse. E la grappa affiora risonha dallo stomaco al cervello dove coadiuvava la difficile digestione di un piatto di pasta alle zucchine, con un po' di panna e pancetta. Insostenibile.

E abbiamo riso un po'. E forse la mamma ha ragione.
Ma io so che, stringi stringi, st'Agosto, non ci sarò.

Friday, July 16, 2010

Le donne Camille, i mangia-bambini e i loro misteri


Come quando vivevamo a Monte Abraão, stesso copione.
Qualcuna delle impiegate se ne va dalla scuolina ed ecco che l'uscente apre le ante dell'armadio dove gli scheletri ammuffiscono.

Questa volta ci viene detto che la senhora directora é un'isterica picchia-bambini "ma non preoccupatevi, perché fin'ora che c'eravamo noi andava tutto bene, più o meno, solo una volta abbiamo mentito sui lividi di uno dei più piccini...Comunque ecco, sappiate che è meglio se vi trovate un altro asilo".

Serz si è armato indi di buona volontà e ha pre-iscritto il virgulto in un'altra scuola vicino a casa a alla metro, che vista da fuori sembra una reliquia fascista con tanto di santo incastonato nella facciata principale, ma di cui molte mamme mi hanno parlato bene.

Hanno chiamato lunedì: "Colloquio mercoledì p.v. alle 11:15"
S: "Ma la mia mulher lavora...non si potrebbeeee..."
Scuola: "Volete o non volete?"

***

Mercoledì, ore 11: ero sulla vetta della salita che mi porta dalla stazione della metro alla scuola, con in testa un "non mi devo dimenticare di chiedere la giustificazione per il lavoro"
Ore 11.05: arrivavano a manina il virgulto e il papà. Entrati.

Un altro santo campeggiava nella reception, sulla bacheca varie foto e volantini dal soggetto Bento XVI e la visita di sua santità a Lisboa.

"La senhora dona directora arquitecta vi aspetta."
Presentazioni. Non chiedetemi come si chiami la donna, perché non mi ricordo.

senhora dona directora arquitecta:"Lei é italiana, viene da?"
A (versione risposta standard): "Dal nordest, diciamo vicino a Venezia"
senhora dona directora arquitecta: "Che città?"
A: "Ferrara?"
senhora dona directora arquitecta: "Chiaro! Ferrara, come non conoscerla, ho letto tanti libri che parlano di Ferrara"

E certo che la conosceva, è un'architetto vecchio stampo, che ha studiato veramente. Mica come questi studentelli di oggidì liberati dal regime salazarista e che non sanno una fava.

senhora dona directora arquitecta: "Dove vi siete conosciuti? Qui? In Italia?"
S: "A Santiago de Compostela, in Erasmus"
senhora dona directora arquitecta, anelante: "quello che il Cammino di Santiago non insegna...!!

Quale cammino? Serz ha detto in E-RA-SMUS! (ah, fa rima con orgasmus, sapeva? È una battuta già vecchia, ormai. Si, aggiorni.)

Il colloquio si trasformava rapidamente in soliloquio: "Noi siamo una scuola ri-go-ro-sa, crediamo nella relazione tra scuola e famiglia...blablabla...perché il bambino abbia una educazione integrale...blabla..."

So far, so good.

"Siamo una scuola multiculturale, abbiam qui bambini dall'Africa, dalla Cina, dal Bangladesh, dal Brasile...dall'Italia" (ammiccando)

Sentivo il ma arrivare sibilante.

"Mas i genitori, all'atto dell'iscrizione vera e propria, firmano un documento dove si dichiarano consapevoli che il figlio verrà educato nella religione cattolica e la dottrina cattolica verrà insegnata al bambino durante l'orario scolare o pre-scolare...Cattolica, non cristiana. Cat-to-li-ca. Voi non siete sposati in chiesa? Vivete in união de facto?"
S: "Sim"
senhora dona directora arquitecta, inquieta: "Quindi immagino che la bambina non sia battezzata?"
S: "No, nemmeno io sono battezzato"
SDDA, con occhio di sasso: "Capisco"
A, pensando di aiutare, forse: "Ehmmmm, io sono battezzata, con comunione e cresima"
SDDA: "Ah si? che bene!"
A: "Sssssi. Ma sono agnostica"
SDDA, nervosa: "Comeeee, leeei...non crede?? Lei ha perso la fedeee???"
A: "Ho detto che sono agnostica, non che sono atea"

E ho dovuto spiegare alla Doutora la differenza tra ateismo e agnosticismo.
Furthermore, mi sono dovuta sorbellare la lezione di catechismo: un predicozzo mal impostato che parlava di un dio che ci ama e ci adora tanto che si é fatto figlio per farci capire che in realtà é padre.
Cielo.

Pensavo all'anima di Saramago e ribattevo, attonita e incredula delle seguenti:

1) Dovermi ivi sorbellare la catechesi invece di essere informata su tutti i dettagli del regolamento scolastico (tipo: grambiule, cappellino...sarà che ci vuole anche il rosario di ordinanza?) e avere diritto a una visita alle installazioni dell'edificio;

2) Dovermi sorbellare io la catechesi, invece di quell'ateo di Serz.
Ma ovvio, chi ha perso la fede che già ebbe, colà, ero io.
Lui, povera anima, sarà condannato al purgatorio. Mentre io me ne andrò dritta dritta all'inferno. Legge divina dixit. Ammesso e non concesso che prima di stabilire il mio agnosticismo, la fede l'avessi.

Fine della pippa.

A: "Scusi, ma...potremmo vedere la scuola?"
SDDA: "Lasciate alla reception il vs numero di telefono e vi fisseranno un appuntamento"

Ma se Serz glielo aveva già dato il cazzo di numero. E perché cazzo sono dovuta uscire dal lavoro se non mi fan visitare la scuola, come fanno in tutte le altre scuole?

***

Il pomeriggio del giorno stesso Serz telefonava: "appuntamento domani pomeriggio alle 5 per vedere la scuola, problemi?"
A: "No, non c'é problema. Vengo a sgobbo un po' prima e esco un po' prima. Se non gli va bene, cazzi loro" (Anche sul lavoro il clima è ottimo, capirai)

***

Giovedì, ore 5, davanti alla scuola, pronti al peggio.
Entriamo.
"Salve, sono la professora di educazione artistica e di relgião e moral"

Lo so che è il modo portoghese di dire, ma chiamarla "religione e morale" mi fa ribbbbrezzo. Ma è più diretto e giusto, chiamiamole per quello che sono: dottrina relgiosa e morale.

Indottrinamento e moralità...rabbrividiamo di consapevolezza.

P: "Ah, ma abbiamo una famiglia italiana!"
S: "No, l'italiana é lei", indicandomi.
A: "Si, e anche lei" indicando la Du "ok, a metà"
P: "Ahhhh, interessante, sa che l'italiano è la mia seconda lingua?"
A, che si stava quasi interessando: "Ah, si?", pensando: "magari parla un po' con mia figlia senza dirle esparguete invece di spaghetti"
P: "Si certo, io sono cantante lirica, insegno nel conservatorio di Santa Cecilia..."

Un altro soliloquio era ai blocchi di partenza, azzardai: "Sì, è famoso in tutto il mondo", lo conosco solo per il film A qualcuno piace caldo dove i due mucisti jazz si fingono usciti dal conservatorio di Santa Cecilia per sfuggire ad Al Capone e ai suoi scagnozzi.




P: "Si, e ho insegnato al prossimo Pavarotti portoghese, anzi l'unico. Sa? Noi cantanti diciamo che l'italiano è la nostra seconda lingua perché dobbiamo imparlarlo per articolare il canto...blablablablabla...sapete che il Papa è venuto a Lisbona?"
S: "Era un po' difficile non saperlo"

E già: Bento XVI ha fatto visita al Portogallo, la messa nella capitale è stata trasmessa a reti unificate da tre delle quattro reti in canale aperto, per non dire della pubblicità che è stata fatta a cose che dovrebbero essere fatte tutte le settimane, tipo: pulire le strade. Cose invece che hanno fatto per L'Evento.

P: Sapete che io ho cantato nella messa del Papa...blabla... e gli ho regalato una Ave Maria che ho trovato nella biblioteca della Scala di Milano, una Ave Maria dimenticata da molti, che non era mai stata cantata in Portogallo e io l'ho fatta manuscrivere e rilegare, tutto con i colori del Papato...e...blablabla....venite, vi mostro la chiesa!"

La chiesa?

P: "La nostra signora di Fatima...ah, é tanto bella!...Sapete che il Papa mi ha benedetto a me e solo me personalmente quando ho finito di cantare?"

Che imbarazzante.

Ho dovuto far finta di essere una curiosona inveterata per poter vedere più di una aula (la aula sample, che fanno vedere a tutti i visitanti, perche le aule vere non le fanno vedere) e la cucina.
Questo è quel che abbiamo visto. Nemmeno un cessetto mignon. So minuziosamente del regalo che il papa ha ricevuto, ma non ho visto nemmeno un cazzo di cesso.

La scuola è grande, la cucina pulitissima, la bambina starà meglio, pensiamo...Ma avrò molto di più da fare per continuare ad educarla al plurale. E se qualcuno mi verrà a dire qualcosa su quanto mia figlia si applica in religione...Ne ucciderà più la penna che la spada.

"Imagina-se o orgulho, o prestígio, o crédito que noé ganharia aos olhos do senhor se conseguisse convencer um destes animais a entrar na arca, de preferência o unicórnio, supondo que o consiga encontrar alguma vez. O problema do unicórnio é que não se lhe conhece fêmea, portanto não há maneira de que possa vir a reproduzir-se pelas vias normais da fecundação e da gestação, ainda que pensando melhor, talvez não o necessite, afinal a continuidade biológica não é tudo, já basta que a mente humana crie e recrie aquilo em que obscuradamente acredita."


José Saramago
(Caim)

Sunday, June 13, 2010

La nostra ombra

Eravamo per mano, il sole ci scaldava le spalle.
La piccina guardava sul marciapiede, quell'insieme di cubetti di pietra bianca, la base della calçada portuguesa. Alcuni erano più scuri.
"Mamá, olha nós, juntinhas...tas a ver?... Mamá eu nunca me vou esquecer de ti!"
(Mamma, guarda noi, siamo unite...vedi?...Mamma io non ti dimenticherò mai!)
"È vero amore mio, siamo una cosa sola."

Thursday, June 10, 2010

volere non é potere




If It Was My Home - Visualizing the BP Oil Spill
http://www.repubblica.it/economia/2010/06/10/news/bp-crollo-4712785/?ref=HREC1-5



Wednesday, April 28, 2010

Capitolo Quattordicesimo - Le Scimmie Alate / delle domande dei pulcini

Dopo averlo visto a teatro con lei, sto leggendo "il Mago di Oz" (ed. DeAgostini, trad. Pacchiano) al mio lampone profumato.
Ieri sera dopo averla docciata, mi son docciata io e, arrivata in camera, lei era li che mi aspettava con occhi sonnacchiosi.
Aveva spalancato il libro sul mio letto, dove c'era una delle orecchie a tenere il segno.
Dorothy ha già sconfitto la strega dell'Ovest, sciogliendola nell'acqua e si sta facendo trasportare con i suoi amici dalle scimmie alate, back nella Città di Smeraldo, con ai piedi le scarpine d'argento (perché poi sono diventate rosse rubino nell'immaginario collettivo?).


Il re delle scimmie stava iniziando a raccontare la storia della sua gente e io leggevo
A: "Un tempo" cominciò il Re "eravamo un popolo libero...
D: Mamma, cos'è un popero?
A: IHIHIH, un popolo, tesoro, è un insieme di persone
D: Mamma, cosa è una persona?
A: Amore mio, io sono una persona, tu sei una persona, il papà è una persona.
D: Io non sono una persona, sono una criança
A: Sì, sei una bambina, ma sei una persona bambina, io sono una persona adulta (taciti punti interrogativi sul mio adulta), okkei?
D: Sì, ma cos'è un
popelo?
A: Un popolo, dicevo, è un insieme di persone
D: Cos'é un insieme?
A: Un gruppo. E un popolo è un gruppo di persone che si possono mettere insieme per qualche motivo, tipo:
il popolo portoghese,
il popolo italiano,
il popolo europeo...
D: ...il popolo francese...
A: Esattamente, bravissima (ma cosa c'hanno sti portoghesi hanno per i francesi che ce li han sempre in mente?? Sarà il 25 aprile*?...vabbé) Okkei, posso continuare?
D: Sì mamma.

A: "...eravamo un popolo libero e vivevamo felici nella grande foresta, volando di albero in albero, mangiando noci e frutti e facendo tutto ciò che ci piaceva, senza avere un padrone...
D: Mamma, e libero? E cos'è un padrone?
A: (brava Du, le domande giuste fai, vedi?) Libero é chi non ha padrone e può far quello che desidera e pensa sia giusto.
Un padrone é uno che comanda sempre. Uno che ha potere.
D: Cos'é il potere?
A: ehm, uhm, ehm, puff (cazzooo!)...il potere é quella cosa che fa comandare (Compagno Marx, perdonami), hai capito tesoro?
D: Sí.

A: Okkei, vado avanti
"Forse alcune di noi erano un po' dispettose (...) Ma eravamo spensierate...
D: E cos'è spensierate?
A: Spensierato vuol dire senza pensieri
D: Cos'è un pensiero?
A: (Mazza! pure la metafisica, cazzo!) Ehmmmm. Un pensierooooo, ehm...un pensiero é una cosa che hai in mente quando pensi. Hai presente quando pensi?
D: Sì
A: Ecco, allora quando sei spensierato vuol dire che non hai pensieri
D: Una persona spensierata non pensa?
A: No, ecco, ehm...(cazzo ho detto?) Una persona spensierata non è che non pensa, perchè alla fine pensiamo sempre. Una persona spensierata non ha preoccupazioni.
Du, dormiamo?
D: No
A: dai, che è tardi.
D: Va bene mamma.

A&D: buona notte (Ammmore!), dammi la mano. Sciuack.

* Molti portoghesi erano rifugiati in Francia durante il regime salazarista, che ha avuto fine il 25 aprile 1974

Tuesday, April 27, 2010

E se lo dice la stampa italiota...


E se lo dice la stampa italiota, che di solito se le sbatte solennemente del paese in cui mi sono cacciata, ci devo credere:
Non è solo disfattismo portoghese.