Wednesday, November 21, 2018

365 giorni senza respirare.

365 giorni fa, a quest'ora, ero ancora convinta che sarebbe andato tutto bene.
Pensavo che il mio pancione non fosse tanto "one", che fosse però merito mio e dei pochi eccessi che mi ero concessa in gravidanza, in barba a quella stupida che, in ufficio, aveva sempre qualcosa da ridire sulla mia rotondità (come se ne sapesse più di me). 

A quest'ora, un anno fa mi preparavo ad andare a fare quella che pensavo sarebbe stata l'ultima ecografia della gravidanza.
I fratelli di Alice, a questo punto, pesavano entrambi sui 2.100gr.
Quando la dottoressa mi chiese se fossi andata in giro a correre, dissi che "sì, se hai dei figli e un lavoro, corri sempre."
Alice pesava sui 1.300gr, potrei andare a vedere il referto, ma ora mi dorme in braccio.
Mi misi ovviamente a piangere. Mentre l'infermiera mi guardava atterrita, la dottoressa mi liquidava con un "si ricomponga, o penseranno che qui maltrattiamo le donne incinte". Delicatissima.

Da lì sono seguiti tanti nuovi esami, tante ipotesi, tanta mancanza, ancora, di delicatezza. Ne ho raccontato un po' qui.
Comunque si sperava di arrivare almeno alle 37 settimane, senza sussulti, perché seppur pian pianino Alice sembrava continuare a crescere. Poi stop. Anzi, indietro tutta, perdita di peso, cesareo d'urgenza, ricovero. Che strano Natale. Ma, 10 mesi fa, pensavo fosse finita.

Sbagliavo.
In questi 365 giorni ho imparato a riconoscere quello strano luccichio negli occhi di alcuni medici, quando si trovano di fronte a un enigma.
Finalmente qualcosa di diverso da studiare, di raro da indovinare.
Analisi su analisi, prove su prove, alcuni risultati non li abbiamo ancora.

Hanno confermato che il fegato di Alice é stato acciaccato da una malattia genetica rara chiamata Deficit di Alfa-1 Antitripsina (di cui ricorre il mese delle campagne di sensibilizzazione), anche se per fortuna, un po' di questo enzima riesce a liberarne e si tratta, quindi, di un deficit parziale.
Solo per avere questo responso abbiamo penato q.b. ma, mentre, io volevo esultarne (già, perché si tratta un male abbastanza minore rispetto alle profezie), la genetista mi diceva di stare calmina che  "tutti siamo portatori di 5 o 6 malattie genetiche rare e che da uno studio inglese é emerso che almeno il 5% dei bambini con una malattia rara, in realtà, ne ha due o più"; inoltre, due mesi fa, la dottoressa delle malattie metaboliche insisteva su un valore in particolare, troooopppo alto per essere un falso positivo, il ché apriva tutto un altro ventaglio di possibilità.

Cazzo. Ecco perché aspettiamo ancora alcuni risultati.


365 giorni senza respirare. O respirando male.
Almeno fino a maggio c'è stato sempre qualche medico che mi infilava la parola trapianto nella conversazione.

Da allora però, pian pianino, i parametri del fegato si sono messi in carreggiata.
Ieri, le analisi di Alice sono venute fuori fantastiche, bellissime, da record, pure quel valore le altre volte troooopo alto per essere solo un falso positivo.
"Lactato: 1" me lo devo tatuare!

Però. Alcune considerazioni degli ultimi 365 giorni di apnea le devo buttare giù.

Di fronte a un bambino non troppo piccolo, i dottori sono abbastanza sensibili, si trattengono, non hanno quel ghigno di un geek di fronte al mostro finale di un videogame tutto nuovo.
Con un neonato le cose cambiano, sembra possano dire qualsiasi cosa. Quasi tutti.

"Ma tu lo senti, no, che tua figlia ha qualcosa? Non lo senti?" diceva la "medica" di famiglia, al primo incontro, inventariando tutto un set di malattie che Alice avrebbe potuto avere secondo i suoi recentissimi studi e che, proprio per la loro freschezza, meritavano di essere sciorinati di fronte alle navigate infermiere della mutua.

E io in questi mesi guardavo Alice e mi chiedevo, le domandavo: "cos'hai piccina?"
Sentivo.
Sentivo dolore.
Anche se ieri l'epatologo mi ha detto "descanse o seu coração (riposi il suo cuore)"; beh, mi fa male ancora. Tanto.
Un dolore qui dentro, da qualche parte, che voglio che ora mi abbandoni.
Un traballare di palpitazioni che voglio che smetta.
Per essere felici, a volte, ci vuole coraggio. Deciderlo.
Bisogna dimenticare quello che é successo, recuperare il tempo perduto, dimenticare anche gli altri, forse.
Quello che ci dicono, quello che vediamo.

Alcuni mi hanno detto che tutto accade per un motivo, altri che é Dio che ti mette alla prova con un disegno, che queste sfide colgono solo chi é capace di raccoglierle. Accade a chi è pronto.
Oppure a chi ha colpe da espiare; sì, mi hanno detto anche questo. Andate a cagare, soprattutto voi, che ste cose le pensate. Nessuno nasce nella sofferenza per espiare o fare espiare qualche colpa a qualcuno.

Ma anche le altre sono tutte palle.
Nessuno é pronto, mai, a vivere il dolore di un figlio malato.
Io non lo ero e non lo sono ora. Non lo sarò mai.
Non c'è nulla di eroico.
Nulla di cui andare fieri in questa lotta. Non c'è nessuno schema o dipinto.

C'è il caos e c'é l'impotenza.
Badate a come parlate a chi soffre. Non c'è bisogno di dire sempre qualcosa. Offrite aiuto o compagnia, se potete, così hanno fatto le mie vere amiche, la mia vera famiglia. Oppure abbracciate forte e statevene zitti.

In ospedale, frequentiamo reparti con bambini gravemente malati, mamme che portano in giro passeggini con attaccati macchinari per fare respirare i piccoli, per far battere i loro cuori.
Bimbi con paralisi cerebrali, bimbi nati senza orecchie, bimbi che non cureranno mai, molto meno fortunati di Alice, con mamme molto meno fortunate di me.
Io le guardo, quando chiamano il nome dei loro bimbi, che si preparano a sorridere, a tirare fuori tutta la normalità che riescono e che, intanto, non respirano.
Le vorrei abbracciare tutte e, al contempo, vorrei dimenticarmele.

Alice sta bene.




Saturday, November 17, 2018

Prem.


Nella sala delle infermiere c'era un grande tabellone bianco.
Ogni riga riportava la stanza, il letto, il nome della mamma, la data di nascita del bebè. Nell'ultima colonna erano tutte M o F. Tranne in corrispondenza del mio nome. C'era scritto: "Prem".
Quando lo notai mi venne ancora e ancora da piangere.
Andavo spesso in quella sala, almeno tre volte ogni tre ore: per andare a prendere i kit sterilizzati per il pompaggio del latte, per portare il latte pompato affinché lo mettessero in frigo, per andarlo a riprendere e portarlo in neonatologia, quel reparto che, con il terzo taglio traverso, mi sembrava così lontano in quel labirinto. Ma, tutto sommato, correvo. Tranne la prima giornata, che mi portarono in sedia a rotelle.
In neonatologia c'eri tu.
Magra-magra. Piccina-picciò. Con i cavi che ti penzolavano, con luci e suoni che mi spaventavano e quegli aghi che almeno ogni 24ore ti pungevano e tu piangevi come un gattino.
I quattro giorni che sono stata ricoverata io, ancora oggi mi sembrano un mese. Quando ti ho lasciata là, per guadagnare un po'di sonno e mi sono buttata sotto la doccia mi sono sentita morire. Ti sentivo ancora qui dentro.
Gli 11 giorni che sei stata ricoverata tu sono anche stati nulla, rispetto a quello che è toccato alle tue prime amiche. Già, eravate quasi tutte bimbe.
"Prem" era questo.
Un anno fa, qualche giorno prima di sapere che probabilmente saresti nata prima, ricorreva la giornata internazionale del prematuro. Avevo scelto di non farci troppo caso. Mi aveva però colpito quella storia, dei bambini guerrieri.
<<"Guerriero" uh, ok. Dai però poi quando esci, hai guadagnato peso, sei a posto, no?>> Mi dicevo.
No.
Ora so che non è così. I prematuri continuano a lottare, non è facile iniziare a vivere prima del tempo. Quando siamo uscite dall'ospedale, uscivamo di casa solo per tornare dal medico, durante tanto tempo.
A volte nascere "prem" rappresenta un trauma, talvolta qualcosa non sarà mai a posto davvero.
Così si continua, guerriera, la lotta.
 
Nell'ultima foto, un pannolino di quando sei uscita dall'ospedale e un pannolino di oggi.

Tuesday, November 13, 2018

Toc-toc.

Mi fa morire che siamo messi talmente male che persino il parere di #Berlusconi sia preso come serio. Commentatori di #ForzaItalia a partecipare nei salotti facendo le veci dei politici autorevoli e liberali.

Mi fa morire che per anni la sinistra sia andata avanti a fare opposizione mettendosi nei panni della "vergine offesa" (permettetemi la traduzione letterale di una perifrasi portoghese che calza a pennello) dal berlusconismo dilagante, che non si sia mai voluta riformare la RAI perché tanto andava bene così, quando non era di dominio del Silvio. 

Ora ci troviamo un governo di gente ignorante a sparare sulla stampa, sul valore legale del titolo di laurea, sulla divulgazione scientifica e #Salvini che va su Rai3 (TRE, 
cazzo) a fare lezione di educazione civica a dei bambini ammaestrati. 

No vabbè, però c'è #Mattarella a difendere la libertà di stampa.
Toc-toc, c'è nessuno?

la lettera R - curiosità fonetico linguistiche del martedì mattina


Ci sono lettere/fonemi che voi e/o i vostri bimbi non pronunciate bene in qualche lingua? Come dicono la R i vostri bimbi, prima di pronunciarla bene? In Italia, viene ancora sostituita dalla L, come quando eravamo bimbi noi?
Forse complice il recente viaggio in Italì, forse la pedanteria della sorellona (talis mater alla sua età), Iago (4anni e mezzo) ha sostituito la settimana scorsa la I con la D, nelle sue prove di R intervocalica (fonema equivalente in italiano e in portoghese, più o meno). La maggiore la sostituiva invece con la lettera U.
Le R doppie e iniziali invece le hanno sempre dette bene, alla portoghese, gutturali e mezze aspirate. Cosa che io non riuscirò MAI.
Quando il bilinguismo insegna altre strade ai bambini (e agli adulti).
Pensate che il mio compagno marito (portoghese) ha imparato a dire la L nella sua lingua solo dopo aver fatto l'erasmus in Spagna. Prima la sostituiva con la U, essendo un fonema in portoghese, pronunciato con la lingua un po' arrotolata contro il palato (io continuo a pronunciarla con la punta invece :) ), questa sostituzione l'ho sentita varie volte negli adulti...

Friday, November 9, 2018

Per Babbo N, via dei Pinguini 1, Polo Nord.

Caro Babbo N (se ti chiamo così mi fai molto rapper),

Scusa se ti scrivo. Lo so che non dovrei, visto che mi hai sicuramente sentito varie volte mettere in dubbio la tua esistenza.
Ma ogni tanto, indipendentemente dalle incertezze, bisogna pur votarsi a qualcuno.
Tu hai mille chance in più di esistere, rispetto a quell'altro che vola più in alto. E senza renne, per giunta.
Io manderei all'indirizzo solito, quello che diceva mia mamma, anche se i pinguini  non é che al Polo Nord possano considerarsi esattamente autoctoni. E anche "Polo Nord" mi é sempre parso un tantinin vago.
Se non hai tempo di leggere, passa pure questa missiva alla tua spalla.
Che noi donne lo sappiamo che ogni grande uomo come te, ha una sua pari a fargli il ragù, fissargli gli appuntamenti dal medico, spicciargli le rotture più grandi e i calzini spaiati, oltre che a sbrigare le sue proprie e pari magagne.

Io, i calzini spaiati, mi rifiuto proprio.
Vengo al sodo. Ok.

Per Natale, Iago vuole uno skateboard, il drago rosso e quello blu della Lego, con relativi cavalieri aitanti e con probabili affanni epatici.
Dunia vorrebbe i biglietti per andare a vedere il film-concerto di Harry Potter, lei più accompagnanti. Sono d'accordissimo, compriamo immateriale, fa bene al decluttering planetario e domestico.
Alice vuole me e ci basta, anzi, ci piace da morire.

Io adesso forse vorrei solo una mano. Ti sto scrivendo mentre i due piccoli si fanno compagnia, tra una zuccata e una tetta al vento.
Ti faccio un esempio pratico, per non farti perdere tempo con robe astratte come i sogni da coltivare e cambiare vita (vabbè, ciao).
A parte quanto sai già (se non ricordi puoi rinfrancarti la memoria leggendo qui), pensando a una famiglia a 5, la cosa a cui ero meno preparata era la spesa.
Non la spesa in danaro - a quello ci avevo pensato, ovviamente - ma la spesa nelle due dimensioni: lo spazio e il tempo.

La grandezza del frigorifero si sa, è direttamente proporzionale ai membri dell'aggregato familiare e al numero di cadaveri che devi buttare periodicamente perché non fai in tempo a mangiare tutto; così, quando eravamo in tre e senza troppi progetti di crescita, lo abbiamo scelto piccolino. Bene, ora le verdure non ci appassiscono quasi mai, si esauriscono troppo in fretta in zuppone e passati per i bimbi. E allora, tutti i benedetti giorni, vai a fare almeno un po' di spesa.
Ecco vorrei un aiutino, credo. 
E già che siamo qui, vorrei anche che mi confermassi una cosa, Babbo N.

È trascorso un anno da quando sono uscita con il pancione dall'ufficio.
Me ne andai augurando Buon Natale a tutti i colleghi che ancora permanevano fuori orario. Poco avvezza agli extra, ero rimasta una mezz'ora in più, per completare il mio handover in vista della maternità.

Ho lavorato tanto Babbo Natale, fino a un anno fa, nonostante non sia mai voluta venire meno ai miei diritti (lo so che per questo non sono sempre ben vista, perché se lo faccio io, chissà quante altre vorranno allattare e fare 6 ore finché al bimbo le dá la gana, o quasi). Sempre nei limiti della legge.
Anche quando avevo la riduzione oraria comunque, lo sai anche tu, facevo quello che mi spettava per una giornata piena, come tutti gli altri, sudando e con la tachicardia, ma ce la facevo. Ricevevo il mio salario e versavo i miei cazzo di contributi. Come tutti.

Ciononostante, ora che ho bisogno che lo Stato mi assista, nicchia. La mia domanda, inoltrata da un mese, é ancora lì, che aspetta che qualcuno la esamini e dia l'ok al pagamento.
Che poi, Babbo N, non é che ci sia molto da approvare. Due fogli con due date in croce, un paio di codici numerici di identificazione e altre due dichiarazioni mediche che dicono che io devo stare a casa con mia figlia.

Il fatto che qualche lavoratore dello Stato non prenda in mano quei quattro pezzi di carta in html e li guardi e che non mi paghi il 65% del mio salario, sapendo che di mangiatori di zuppe e passati ne ho tre di cui una piccoletta che a scuola é proprio meglio che per il momento non vada, lo trovo davvero molto molto brutto.

Ecco, arrivo al punto: ai brutti gli porti sempre il carbone?

In ogni caso, effettivamente, a noi basterebbe che per Natale arrivassero quei soldi lì.
E che io, mamma, mi mettessi tranquilla e serena.

Grazie, eh?

Mi raccomando vacci piano con lo sfruttamento degli elfi e delle renne. Ormai il mondo sa.
Un abbraccio alla tua smisurata compagna e a te.




Wednesday, October 31, 2018

Cerchio

Ieri credo e voglio aver chiuso un cerchio.
Sento di poter raccontare qualcosa qui, per bene, senza mezze parole, non tanto perché voi dobbiate saperlo, ma per ricordarmelo come si deve, in futuro.
Un anno fa, qualche giorno dopo questa foto, trascorse 8 ore di lavoro, andai a fare un casting per una pubblicità di Natale per cui avevano bisogno di una donna incinta. Pagavano be-nis-si-mo, il gioco valeva la candela eccome. Purtroppo non mi presero, trovarono una più giovane e carina di me, come fanno certi mariti (ed è anche colpa delle reclame!)
Vabbè.
Il luogo del provino era talmente imbucato che mi persi, pure con il telefonino. Mi trovai a girovagare a piedi, al buio e in terribile ritardo. Quella pancia era tutta dura, come succedeva tante volte a lavorare, ormai.
Qualche settimana dopo, già in mutua, scoprii che proprio quella pancia lì nella foto, ma soprattutto la sua occupante, erano davvero rimaste troppo piccoline per la stagione, tanto che Alice é dovuta nascere prima, con i suoi malanni e le piccole torture che i bimbi come lei devono sopportare.


Ieri sono capitata nello stesso posto dove mi persi un anno fa, per andare non a un provino, bensì a un controllo che da qualche tempo mi intimoriva, ghiandole gonfie nel collo, non si scherza. Allora non mi resi conto di quell'ospedale privato così vicino. Chissà. Ieri pioveva e c'erano tutti questi neo-papà (si capiva dalle scatole di dolcetti) che correvano veloci in capelli e superavano me, il mio ombrello e la mia paura.

Da buona overthinker ipocondriaca, avevo già pensato di tutto...mi mancava solo pensare a tutto.
E ieri, il fatto di ritrovarmi in quel luogo mi ha fatto ripercorrere, ancora una volta, tutto quello che è accaduto negli ultimi 12 mesi, e anche prima.

Ho inghiottito tanti brutti rospi grassi.
Alcuni glieli raccontavo ieri al dottore, durante l'esame; qualcuno avrebbe potuto rimanermi seriamente sul gozzo, da stecchirmi, o quasi.
Ma le cose stanno iniziando a volgere al meglio. Le ultime analisi della piccola lo dimostrano e le mie ghiandole sono un po' grandi, ma belle e funzionanti. Anche il resto si sta aggiustando.
Posso smettere di avere paura.
Chiudere il cerchio.
Giriamo pagina.

se il #governodelcambiamento dà il podere al popolo

Io tre figli li ho già, l'ultima non ha ancora un anno. Come la mettiamo? A parte che i miei non sono nemmeno italici al 100%, se volete un motivo in più per discriminare, giacché ho letto che sarà per chi farà il terzo figlio dal 2019.
Ma poi, la terra gliela danno subito o aspettano lo svezzamento? Perché allattare a richiesta, averne altri due da non ignorare completamente e zappare il campo tutto insieme a me sembra un po' impossibile, lo dico per esperienza.
Con due, di cui uno in formato bebè, mi sono iscritta a un corso di permacultura. Non sono riuscita a finirlo perché il bimbo si ammalava sempre e nessuno me lo teneva un po'. Figurati operare sul campo.
Comunque.
Qui, una nota catena di parafarmacie, ha indetto una campagna dal titolo "per un futuro con più bebè", per tutti i bimbi nati dal 2018.
Ti regalano una scatola con i loro prodotti per l'igiene del bambino. Si fanno pubblicità per il futuro, un futuro con più bimbi a comprare quei prodotti.
Alice doveva arrivare nel 2018, ma per pochi giorni, la profezia non si è avverata. Per mio sollazzo, ho contattato la catena di cui sopra, per sapere esattamente perché mia figlia non avesse diritto al pack.
"Perché così è scritto, 2018, non prima", mi hanno detto, nonostante la mia bimba piccolina, sarebbe stata piccolina durante più tempo e nonostante la campagna fosse stata lanciata comunque prima che Alice nascesse.
Una trovata pubblicitaria, non una iniziativa per il popolo.
Un pack di prodotti non ti fa fare più bambini. Così come non te li fa fare un appezzamento di terreno, magari senza nessuna idea pregressa o appoggio per gestirlo; se poi te lo danno lontano dai tuoi (su questo sono perita), in zona industriale o nella terra dei fuochi ancora meno. Invece di sgravi fiscali per chi le tasse non le ha mai pagate, sgravare le famiglie da tanti oneri e tanta solitudine, quello magari una "manina" la darebbe.

Thursday, October 25, 2018

Sentire

Vorrei che questo sentire fosse un bicchiere, 
una caraffa, un recipiente rigido, 
con il suo limite, anche il suo tappo, magari. 
Da riempire, all'occasione, solo di vino buono.
Invece è una sacca elastica, informe, estensibile, 
che s'allunga, s'ingrandisce, carica di tutto. 
Ogni peso. Mio e degli altri.

Thursday, October 18, 2018

umarella senza volere

Lisboa centro, Lisboa bonita.
La faccia te la sei lavata.
Dei marciapiedi non ti frega,
Se il bobi la cacca sfrega.
Tutta un trapano,
Tutta un martello,
Tutta un'impalcatura,
Tutta un pennello.
La bambina non mi dorme,
Ha paura dei rumori
Dei vostri aitanti muratori,
Pure mi suonano al campanello,
Per entrare dal portello.
In questa vostra folle gara
Per veder chi l'ha più alto,
Per veder chi l'ha più bello,
Chi più soldi prenderà,
Chi per primo venderà.
Ma andatevene un po' anche a cagà!

Friday, October 12, 2018

se divento statua

- Quando ficares estátua para sempre eu vou chorar muito. - disse, secando as lágrimas, antes de deixar o sono chegar.
- Não penses nisso, amore, vai ser só daqui a muito tempo, quando eu for muito velhinha.
- Não, também se fores muito velhinha, vou chorar muito. Tu nunca podes ficar estátua.
- Ok. Estátua não vou ficar. 
Um bocadinho, literalmente, não disse uma mentira. Só por ele ser tão poeta. 

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- Quando diventerai statua per sempre io piangerò molto. - disse, asciugandosi le lacrime, prima di lasciare arrivare il sonno.
- Non ci pensare, amore, sarà solo tra tanto tanto tempo, quando io sarò molto vecchietta.
- No, anche se sarai molto vecchietta, io piangerò molto. Tu non potrai mai diventare una statua.
- Ok. Statua non diventerò.
Un po', letteralmente, non ho detto una bugia. Solo perché lui é tanto poeta.

Wednesday, October 10, 2018

La Pianura, se non la conosci.

Oggi mi sono nuovamente resa conto di come è particolare questa cosa piatta, per chi non ci nasce e la deve interpretare.
Come sempre, dove manca la conoscenza subentra, inevitabilmente, la fantasia, pur sempre filtrata dall'esperienza e dall'impazienza di arrivare, di arrivarci, di capire.
Stamattina c'era nebbia, non è che non si vedesse un tubo, ma.

Eravamo diretti a PortoGaribaldi, per Iago: "a praia".
In macchina, per la superstrada, l'orizzonte come lo vedeva lui, abituato alla "terra gobba", sempre almeno un po', quella linea fosca così piatta e scura, era già il mare.
Ogni casolare, siepe spalmata o grosso albero in lontananza, era già una nave o "um barquinho"; ogni torre dell'alta tensione un faro, i campi arati la spiaggia, i campi, ancora verdi, "um campo de futebol". 


Ora, al ritorno, il sole splende e lui dorme. Poi gliela mostro questa foto.

Dovesse insistere, occhiali.

Tuesday, October 9, 2018

Ferrara-Lisboa, passaggio sotto un albero.

La mia città, nella conca d'oro dell' inquinamento europeo, finge e bene, con i suoi splendenti alberi, quasi ovunque si guardi.
Se penso a Lisboa e al verde che ha, a volte solo a crescere clandestino tra i sampietrini della calçada.


Monday, October 8, 2018

Incontri autunnali nella pianura antica.

Bambini quasi addormentati, avevo già immaginato una buona parte della nottata: luce soffusa, l'avrei, finalmente, trascorsa a leggere quel bel giallo.
Invece, "bzzzzzzz", si è palesata lei: la cimice.

La mia reazione primordiale ha spaventato Iago. Il mio terrore antico. La mia voglia di chiamare mio papà, che me le toglieva sempre dalla stanza quando vivevo qui.
Si è però nascosta subito, la subdola "cimicia" bastarda.

Alcune mezz'ore più tardi, dopo aver sonnecchiato io con un occhio solo, è risbucata fuori con il suo rumore diabolico, ma finalmente sapevo dove fosse.
Così, come un'agile leonessa che difende la sua prole, sono scattata nel cuore della notte, a prendere un pezzo di scottex.
Tornata, era sparita di nuovo, merda.

È ancora tra noi, nella stanza, da qualche parte. Vicina a me e ai miei piccoli.
Brrrrrrrrrrrrrr.
A I U T O.

Sunday, October 7, 2018

Incontri autunnali nella pianura antica

Bambini quasi addormentati, avevo già immaginato una buona parte della nottata: luce soffusa, l'avrei, finalmente, trascorsa a leggere quel bel giallo.
Invece, "bzzzzzzz", si è palesata lei: la cimice.
La mia reazione primordiale ha spaventato Iago. Il mio terrore antico. La mia voglia di chiamare mio papà, che me le toglieva sempre dalla stanza quando vivevo qui.
Si è però nascosta subito, la subdola "cimicia" bastarda.
Alcune mezz'ore più tardi, dopo aver sonnecchiato io con un occhio solo, è risbucata fuori con il suo rumore diabolico, ma finalmente sapevo dove fosse.
Così, come un'agile leonessa che difende la sua prole, sono scattata nel cuore della notte, a prendere un pezzo di scottex.
Tornata, era sparita di nuovo, merda.
È ancora tra noi, nella stanza, da qualche parte. Vicina a me e ai miei piccoli.
Brrrrrrrrrrrrrr.
A I U T O.

Saturday, September 29, 2018

presentazioni al termine di un'estate tardia

Ciao, sono Anna, vado in giro con le camicie al contrario, ho i capelli da gattara e, nonostante la tonsillite e il caldo bestia, il mio cervello dice al mio corpo, che dato che è fine settembre, ha tanto bisogno di cioccolato per prepararsi all'inverno. In compenso, mi nascondo a mangiarlo in dispensa, per non dare il cattivo esempio ai bambini.